Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
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1935
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708
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Lina Maddi
segue il 15 agosto ai ministri esteri, secondo le comunicazioni dell'Alberti al Testi del 24 agosto (A. S. M., Min. Esteri, e. 24) ed una dichiarazione si trova poi affissa nei comuni, pure del Papa non però in istampa, ma manoscritta ed indi sottoscritta da lui, e corroborata dal suo sigillo in cera di Spagna (come scrive l'Alberti al Marescalchi il 30 agosto, A. S. M., Min. Esteri, e. 26).
Una nuova decisione del Governo napoleonico doveva portare al colmo l'irritazione di Pio ATEI, esasperarlo: volendo privarlo di ogni appoggio e consiglio ed isolarlo completamente onde render più facile la capitolazione, i Francesi penetrarono nel Quirinale, determinati ad arrestare e deportare il segretario di Stato, cardinal Pacca; il fatto si svolse come è esposto nella nota pontifìcia, che, veramente, è più calma delle altre, scritte dal Papa 6tesso, di cui l'Alberti acclude copia al Marescalchi il 9 settembre 1808 (A. S. M., Min. Esteri, e. 26): avendo Pacca risposto all'ingiunzione fattagli, d'essere obbligato ad informare il Santo Padre di quanto avveniva, scrisse sotto gli occhi dell'ufficiale francese ed inviò al Papa nelle sue stanze un biglietto, nel quale gli narrava quanto stava accadendo e chiedeva le sue disposizioni:
il Santo Padre dopo aver letto un tal biglietto si è degnato scendere nelle camere del sottoscritto ed ha commesso in tuono risoluto ed insieme dignitoso all'Ufficiale Francese di dire in suo nome al Signor Generale che era stanco di soffrire le violenze e gli oltraggi che tutto giorno si facevano al Suo Sacro carattere, che era ugualmente stanco di vedersi rapire dal fianco i Ministri che lo servono, non solo nella qualità di Sovrano Temporale, ma anche in quella di Capo della Chiesa. Che era suo espresso volere che il Cardinale scrivente non obbedisse aW intòmo ricevuto da una Autorità che non ha diritto alcuno sopra di lui; che voleva seco condurlo nel pontificio suo appartamento, partecipando d'ora innanzi delVistessa Sua prigionia; e che se la forza fosse giunta all'estremo attentato di volerlo strappare dal Suo Seno, avrebbe dovuto prima aprire con violenza tutte le porte che conducono al suo appartamento; ma che chiamava in tal caso responsabile il signor Generale di qualunque conseguenza fosse per risultare da questo atto, cosi in Roma come nelVOrbe cattolico. Dopo di aver Sua Santità incaricato l'Uffiziale a manifestare questi decisi suoi sentimenti al signor Generale, ha preso per mano lo scrivente e lo ha condotto nei suo appartamento dove gli ha comandato di vivere in qualità anch'esso di prigioniero .
In seguito a questo nuovo fatto, il Papa pensava a rinchiudersi sempre più nel suo palazzo, a fortifìcarvisi, impegnando fabbri, falegnami, muratori, a rinforzare serrature, sbarrare porte e murare finestre (lettera dell'Alberti al Testi del 10 settembre 1808, A. S. M., Min. Esteri, e. 24) mentre i Francesi temevano che il Papa stesse apparecchiando una fuga per mezzo di Siciliani ed Inglesi, il che desumevano dalla permanenza presso Palo e Fiumicino di due legni nemici (come scrìve l'Alberti al Testi il 14 settembre (A. S. M., Min. Esteri, e. 24). Non