Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno <1935>   pagina <710>
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Lina Maddi
Napoleone, luminoso nella sua aureola di gloria, folgoreggiando il mondo con le sue continue vittorie, non poteva dedicarsi completa­mente a Roma, e per di più aspettava certamente che si potesse ancora giungere ad un accomodamento a furia di stancare il popolo ed il Papa o che si cadesse almeno fatalmente, e dopo lunghi tentativi ed attese, nella definitiva rottura, prima di compiere un'azione che doveva solle­vare la disapprovazione di tutto quel mondo cristiano deludere tutti coloro che in lui avevano acclamato il Console e l'Imperatore saggio e devoto, che aveva ristabilito, contro la volontà del suo secolo, il culto in Francia, segnando un accordo col Papa.
All'atto stesso però in cui Napoleone sfolgoreggia in tutto il suo splendore, si inizia la sua decadenza: toccato l'apogeo, dopo Tilsitt, incomincia a volgere al tramonto: l'ostilità dei coalizzati, dei vinti, degli oppressi, mina lentamente quel superbo monumento di audacia, di fierezza, di gloria
Mentre in Roma quindi i suoi attendevano le sospirate disposizioni, seguivano attentamente quanto avveniva e si sforzavano di imporsi ed intimorire, non potendo renderselo amico, quel popolo che, se nel complesso si mostrava indifferente ed apatico, cominciava ad essere in certo qual modo scosso ed influenzato dagli avvenimenti, ma amava e rispettava il suo Sovrano Pio VII. Sappiamo poi quanto agiscano sulle masse le voci che si fanno circolare, le dicerie, che giungono ad esaltare una popolazione: ciò conoscendo i Francesi, temevano che ne derivassero per loro maggiori danni che da azioni materiali e non era senza dispetto che s'accorgevano di temere quella gente debole ed inerme. In una lettera infatti del 16 novembre dell'Alberti al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 25) quell' Incaricato d'affari dice :
I discorsi di questi signori della giornata di ieri ed oggi sono più avvelenati ed allarmanti che mai, poiché non cessano di spargere delle nuove a noi infauste sugli affari di Spagna, portano al colmo l'insurrezione nella Toscana e fanno credere che a momenti sia per verificarsi uno sbarco degli Inglesi. Ier sera sul tardi vennero delle persone zelanti ed intimorite a dire al Signor Generale ed a me di tenerci attenti, poiché a Monte Cavallo si aspettano con impazienza gli Inglesi e questa mattina poi i timori degli uni e le speranze degli altri si sono rinforzati anche per l'accidentale combina­zione ch'è partito per Civitavecchia il signor Generale Miollis, ove da vari giorni aveva stabilito d'andare, e che il Signor Generale Sterhis ha eseguito uno dei soliti sopraluoghi all'imboccatura di Fiumicino*
E continua l'Alberti il 23 novembre al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 25):
Colla posta di ier sera pervenne al signor Generale ed a me ed a molte altre per­sone ravviso di un nuovo moto insurrezionale, che ha luogo in Arezzo ; ed oggi molti