Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno
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1935
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pagina
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711
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 711
sono i commenti ed i calcoli che vi si fanno sopra, congiungendo la notizia sparsa che la Gasa d Austria ci dichiara la guerra, e che le cose di Spagna non ci vanno così propizie come lo pubblica la nostra Gazzetta. Già subito gli spiriti sono in agitazione ed in allarme. Dai nostri si teme e dagli altri si spera che il movimento possa propagarsi anche in questo stato; si ragiona sulla continua stazione dei Legni Inglesi sulle nostre coste per farvi frequenti discese, onde riconoscere i siti e mantenere le loro corrispondenze e poi si numerano ad un ad uno i pochi soldati che abbiamo e s'insiste sulla cattiva disposizione degli animi contro di noi. Non è che troppo vero lo sfavore che abbiamo e che le nostre forze sono assai ristrette; come parimenti si verifica che i legni nemici non ci lasciano mai di vista e non mancano di procacciarsi tutti i lumi che possono .
Avvicinandosi il carnevale i Francesi sì diedero a pubblicare che quello doveva essere festeggiato pomposamente, con maschere, festini ed ogni divertimento, ma il Papa, il cui lutto era maggiore dell'anno precedente e che era sempre più adirato contro i Francesi per tutte le azioni commesse durante tutto quell'anno, non volle permettere alcuna minima festa, anzi, irritato per la spavalderia e prepotenza con la quale i Francesi da padroni autorizzavano le pubbliche feste, scrisse una nota di cui l'Alberti dà copia al Testi il 21 dicembre (A. S. M., Min. Esteri, e. 25):
Dalle stanze del Quirinale 19 dicembre 1808 Informata Sua Santità che i Gazzettieri Romani si sono permessi di pubblicare nel loro foglio in data del 12 corrente un articolo, in cui si fanno credere autorizzate le Maschere, i Festini e le Corse nel prossimo Carnevale, indignata dall'insolenza dei Gazzettieri e d'una falsità così ributtante, ha ordinato espressamente al Cardinal Pro-Segretario di Stato di disingannare immantinenti il pubblico per mezzo di una notificazione, onde si sappia da tutti che il Pontificio Governo non ha altrimenti autorizzato le Maschere, i Festini e le Corse...
Ma poiché i nobili ed i ricchi in genere si divertivano lo stesso privatamente, se non pubblicamente, l'Alberti aggiunge che il popolo diceva:
e Se questi sono tempi calamitosi, e di pianto, perchè dunque non piangiamo noi tatti quanti siamo e ricchi e poveri e plebei ? lamentandosi in tal modo di esser il solo effettivamente a piangere e dover quindi pianger doppiamente .
La città era nell'incertezza e nell'inquietudine e l'Alberti vuole che ciò dipendesse, come scrive al Testi il 17 gennaio 1809 (A. S. M., Min. Esteri, e. 27):
dai maneggi allarmanti che si fanno per temere e forse per far nascere dei disordini gravi negli ultimi giorni di Carnevale,
e continua:
si provvede il meglio che si puote alla sicurezza della vita e delle sostanze delle persone; ma si ha a combattere con una miseria estrema, con uno stuolo infinito di