Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno <1935>   pagina <719>
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* rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 719
Solo il 22 giugno (A. S. M., Min. Esteri, e. 30) l'Alberti trasmette al Testi copia della scomunica di Pio VII:
Pio P. P. VII Coll'autorità di Dio Onnipotente dei Santi Apostolici Pietro e Paolo, e Nostra, dichiariamo Voi e tutti i Vostri cooperatori nell'attentato che eseguite, incorsi nella Scomunica nella quale nelle nostre Lettere Apostoliche che contempora­neamente si affiggono nei Luoghi consueti di questa Città, dichiariamo incorsi tutti quelli, i quali dall'ultima violenta invasione di questa medesima Città accaduta il 2 febbraio dell'anno prossimo passato, hanno commessi tanto in essa, quanto nello Stato Ecclesiastico, tutti gli attentati contro dei quali noi abbiamo reclamato non solo nelle tante proteste emanate di nostro ordine dai nostri successivi Segretari di Stato, ma anche nelle due allocuzioni Concistoriali del 17 marzo eli luglio 1808, a tutti i loro mandanti, Fautori, Consiglieri, chiunque altro ha procurato l'esecuzione o eseguito da per se stesso gli attentati medesimi.
Datum Romae, Apud S. Mariani Majorem die 10 Junii 1809
Pontificatus Nostri Anno X
Pràs P. P. VII .
Con questa scomunica la cui notizia Napoleone ebbe un mese dopo, l'Imperatore veniva doppiamente colpito e danneggiato: in primo luogo veniva isolato dalla Chiesa, ritenuto indegno di qualsiasi Sacra­mento, in secondo luogo, e ciò più ancora lo irritava e gli doleva, veniva dichiarato a tutto il mondo cristiano che egli era condannato dalla Chiesa, reo d'averne calpestato i diritti, contro i principi della coscienza, che veniva posto al bando della Cristianità, proprio lui che si era pro­clamato novello Carlo Magno, restauratore e sostenitore della Reli­gione. Perciò, temendo le tristi conseguenze del provvedimento ponti­ficio, fece in modo di impedire il più possibile la divulgazione di quella sua condanna, facendo staccare immediatamente la bolla dovunque fosse affissa e badando che si circoscrivesse al massimo la notizia. Infatti quest'arma che Pio VII fu costretto ad usare, rese ancor più invisi i Francesi ed il loro Sovrano ai Romani, più potente e rispettato il Papa, pur dopo esserne stato abbattuto il trono.
Tutto questo naturalmente non fece desistere dal suo disegno Napoleone, il quale procedette forse con più accanimento all'esecuzione dei suoi piani* Nomina infatti un Governo provvisorio in Roma, com­posto da Miollis, Janet, consigliere di Stato, Balbo, De Gerando, illustre Statista, Dal Pozzo; infine, come rappresentante del Re di Napoli Saliceti. Costoro dovevano, diciamo così, liquidare il vecchio sistema e preparare il terreno per l'instaurazione di un vero e proprio Governo; ma il popolo non li considerava precursori di Napoleone, bensì veri e propri governatori, che riteneva responsabili di tutto il loro operato, cosicché veramente imbarazzante diveniva la loro situazione, in quanto