Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno <1935>   pagina <723>
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 723
vigilò più a lungo e solo alle due e mezzo rientrò; fu dato allora il segnale e s'iniziò l'operazione con la maggior cautela, onde non ride­star il popolo e penetrare di sorpresa, prima che potesse esser dato alcun allarme nel Quirinale; l'inizio però non fu molto favorevole, poiché infatti fu necessario dar la scalata al palazzo, non essendo aperto dal di dentro da alcuni che erano d'accordo, e sul principio qualche scala si ruppe con non lieve fracasso e relativa confusione, ed uno anzi si spezzò una gamba. Penetrato infine da una finestra non ancora sbarrata il colonnello Siry con 50 uomini, potè essere aperto il portone del Palazzo per far passare il grosso della truppa con Radet, che invano aveva tentato la scalata in altri punti. All'interno, però udito il frastuono, si levò il grido di allarmi traditori! e subito echeg­giò nella notte il lugubre rintocco della grossa campana del Quirinale. Ma furono in breve fermati e disarmati tutti, domestici, custodi e la stessa guardia svizzera, sia perchè presi così alla sprovvista e quindi intimoriti e confusi, e sia perchè avevano già precedentemente avuto ordine di non oppore resistenza in simile caso.
Superata la difficoltà principale narra l'Alberti al Testi il 6 luglio (A. S. M., Min. Esteri, e. 30) da varie parti ci si diresse all'appartamento del Pontefice e con­venne atterrare, rompere, e sforzare tredici porte prima che dai vari lati concorressero le truppe al luogo destinato. Quando si fu nell'anticamera del Papa, vedendosi debole la portiera della di lui notturna stanza, si picchiò dolcemente alla medesima e venendo dall' interno chièsto chi vi fosse e cosa si volesse, si rispose che in nome di Sua Maestà l'Imperatore e Re, si avesse a dar accesso a chi volea parlar al Pontefice. Fu chiesto allora se v'era qualche officiale superiore o qualche generale, ed a tal ricerca il signor Generale Radet si fece conoscere e venne ammesso all'udienza. Trovò il Papa vestito in rocchetto e con la stola ed altre insegne della sua dignità, seduto allo scrittoio a cui avvicinandosi il Signor Generale gli disse rispettosamente che dopo aver avuto l'onore d'inchinarlo e di baciargli la mano a Parigi, ora avea quello di proporgli in nome di Sua Maestà di aver a rinunziare al temporale dominio per reggere in parte e sciolto dalle cure mondane gli affari spirituali con tutte quelle vantaggiose condizioni che erano state decretate. Il Papa era scomposto, pallido e tremante, e volgendosi ad un Croci­fisso che aveva sulla tavola, disse, ma non però con risoluta e franca determinazione, [secondo altri invece con voce calma e tranquilla e con fermezza] che innanzi a quello aveva giurato di non cedere la sovranità e di non accogliere le offerte e che si atteneva al proprio giuramento .
(Alcuni storici anzi, quali il Silvagni e l'Artaud, aggiungono che il Papa eccitandosi affermasse che non avrebbe ceduto neppure se lo avessero fatto a pezzetti ).
Alla susseguente significazione avanzatagli, ma però in dolci modi, che conve­niva che si risolvesse a partire, disse prima che non avrebbe mai supposto che si avesse proceduto contro di lui in tal maniera, ed indi soggiunse che cedeva alla forza e che