Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno
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1935
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pagina
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727
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 727
dirla schietta a me pare che influisca a queste risultanze spiacevoli anche il non vedersi da chi lo potrebbe, impiegata quelTenergia e quella risoluta determinazione che le circostanze esigerebbero. Gomandossi a tutti di cantare il Te Deum , e quasi niuno cantollo, ed ebbe ragione chi tacque; si elesse un Senato, venendo a chi rifiutava minacciato un castigo, e poi chi diede il rifiuto rimase al par d'ogni altro tranquillo; i Principi, i Signori ed altri che ricusarono di servir nella guardia, di accettare degli impieghi e perfino d'andar deputati alla Maestà del Sovrano non vennero e non vengono trattati in modo differente dagli altri e da ciò ne. deriva che i renitenti trionfano, e deridono, ed insultano temerariamente quelli che obbediscono e li chiamano o vili o ribelli per volontà, dicendo che il loro esempio dimostra esser bastante il coraggio per far che i Francesi desistano dalle loro intraprese, e gli obbedienti poi non hanno nemmeno la giustificazione che pure si riservavano nel dire d'essersi prestati ai comandi per non incorrere nei castighi già inflitti ai contumaci .
Miollis sentiva dunque che, pur essendo ogni potere nelle mani dei Francesi, quella popolazione gli sfuggiva e cercava in ogni modo di cattivarsela; per conquistare il patriziato si pensò di istituire un Senato Romano, il quale infine però sarebbe stato un nome senza sostanza, non avendo neppur su che deliberare quel Senato; Napoleone, però, che vedeva più lontano della Consulta, non volle approvare quella deliberazione in quanto trovava un rivale al suo Governo in quel corpo di senatori; si fece allora risultare che il Senato avesse nominato una commissione amministrativa con mansioni di consiglio municipale ed il duca Braschi, che doveva essere il presidente del Senato, fu invece il presidente di quella commissione, sindaco di Roma.
La nobiltà si mostrò soddisfatta lo stesso, ma nelT intimo suo era scontenta; ciò nonostante, la Commissione si recò a Parigi, per render omaggio all'Imperatore, il quale gradì quell'atto di devozione, ma seppe anche leggere in quei volti l'intimo sentimento di scontento e la fragilità di quella sua conquista. Né s'ingannava, poiché infatti in questi termini scrive l'Alberti al Testi il 5 settembre (A. S. M., Min. Esteri, e. 30):
Noi ogni giorno più scapitiamo nello spirito pubblico e questi Curiali che non hanno volato profittare della proroga concessa a prestare il giuramento ci recano un danno notabilissimo. È una razza di gente ciarliera, ed intrigante, che gode opinione di sapere, e dottrina, che ha infiniti rapporti attesa appunto la professione che esercita, poiché non v'è quasi Cittadino che non abbia avuto d'uopo d'appoggiar nelle mani d'uno di loro la difesa dei propri interessi. Tutti costoro o sedotti dalla Penitenzieria, dai Preti, dai Frati e dalla nobiltà, o perchè credono alle voci sparse che il sistema nostro non abbia a durare e perchè veggono (qualunque ne sia il motivo) che non si astrìngo all'esecuzione dei Decreti emanati, parlano ad altissima voce, e senza riserva, non Bolo nelle Case particolari e nelle loro combriccole, ma nei Caffè, nelle Piazze e perfino nei Santuari stessi della Giustizia, quando i Tribunali stanno seduti e raccolti per ricevere appunto il loro giuramento. La cosa è ridotta ad uno scandalo intollerabile;