Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
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1935
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732
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Lina Maddi
costretti a conoscere, che avendo avuta la Russia una parte della Galizia, e che essendosi convenuto di riconoscere i cambiamenti avvenuti o che potessero sopravvenire in Ispagna, in Portogallo e in Italia, non c'è più alcuna potenza continentale che voglia o possa mettersi in campo per loro. È incredibile a dirsi quanto sopratutto siano stati colpiti dall'articolo del suaccennato riconoscimento. Si guardano stupefatti Fun l'altro, e non osano quasi più di fiatare. Dopo l'avviso della pace segnata e dopo il vigoroso colpo di sferza dato a questi Signori col farne partire, come le ho assoggettato, sei di loro per la Capitale dell'Impero, non ardiscono più questi Magnati di rifiutarsi alle destinazioni che vengono fatte delle loro persone ... a Debbo confessare che mi fa un piacere grandissimo questo cambiamento di scena, ed io che conosco questi umori, e che so quali trattamenti ci si riservavano, se non avessimo avuto appoggiata la sorte nostra al valore e al genio del portentoso nostro Sovrano, gusto più che gli altri la felicità del momento presente e benedico la mano invincibile che ce l'ha procurato j>.
Nonostante la Consulta sia stata sempre lìgia a Napoleone, eseguendo con la fulmineità da lui dettata ogni suo volere ed abbia dimostrata una rara abilità e versatilità amministrativa, l'Imperatore non ne è contento, trovandola troppo debole e persino inetta; quindi manda in Roma un nuovo governatore generale, il Fouché, in vece del Miollis, che ne diventa il luogotenente (19 febbraio 1811) e scioglie fin dal dicembre 1810 la Consulta, i cui membri si separano con evidente poca soddisfazione della loro collaborazione in quel Governo.
Anche l'Alberti era già stato richiamato dalla sua carica in Roma, che lasciava il 24 febbraio 1810, dirigendosi a Milano, come risulta dalla lettera indirizzata al Testi il 23 febbraio, con la quale gli comunica: Avendo alfine potuto combinare tutto quello che interessava il Sovrano prestigio, parto domani da questa Città per recarmi nella Capitale del Regno .
Abbiamo pure una lettera d'un amico dell'Alberti, il Borghi, indirizzata al principe Eugenio Napoleone, a Milano, il 7 marzo 1810 (A. S. M., Min. Esteri, e. 32), con la quale lo stesso annunzia l'arrivo dell'Alberti: Ho l'onore di prevenire Vostra Altezza dell'arrivo a Milano del cavalier Alberti, già nostro Incaricato d'affari a Roma. Egli desidera di esser ammesso all'onore di una particolare udienza di Vostra Altezza ed io mi fo un dovere di mandare su ciò i venerati ài Lei ordini... .
In vece dell'Alberti resta in Roma l'Ortoli, un corso, quello stesso cui il nostro incaricato suddetto si riferiva nella lettera del 2 maggio 1809 al Marescalchi (A. S. M., Min. Esteri, e. 32) in cui dice: Al momento che l'Ambasciata Francese si ritirò da Roma io presi in mia assistenza il Signor Ortoli, onde valermene per gli affari di Francia per la corrispondenza col Ministero e coi Generali, ed altri Superiori