Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
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1935
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pagina
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735
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I rapporti fra Napoleone e Pio VII nel carteggio, ecc. 735
Scrive indi al Testi il 13 ottobre (A. S. M., Min. Esteri, e. 99):
* ...credetti mi convenisse nel giorno successivo al mio arrivo di andare io stesso in traccia del Sig. Segretario di Stato Froussard, a cui era diretta la lettera con la quale alla benignità di S. E. il Sig. Ministro Marescalchi piacque di scortarmi e non posso bastantemente lodarmi dei modi cortesi e liberali con cui venni dal medesimo ricevuto. S'estese in elogi sul Ministero delle Relazioni Estere del Regno e mi comunicò che Sua Altezza Imperiale Madama la Gran Duchessa glie ne avea degli obblighi e ne conservava una grata ricordanza.
Essendole stato anzi presentato l'Alberti, questa si compiacque a sparger sopra di me (dice l'Alberti) gli atti della maggior benignità .
a Qui poi a Livorno vidi il Signor Prefetto Barone di Guyon, il Signor Generale Franceschi e tutti gli altri impiegati e Consoli forestieri, ai quali importava usar dei riguardi, e sono pienamente soddisfatto della lieta e cortese accoglienza che ci ebbi; avendo avuto per un più facile accesso verso i Signori Francesi, la felice combinazione d'averci trovato il Signor Generale di Divisione Thuard che si condusse verso di me con la solita amabile cortesia e franchezza, prevenendo anche favorevolmente sul fatto mio i suoi antichi conoscenti ed amici ... in altro momento parlerò del Signor Pucci, che sostenne finora le funzioni di vice-console, ma anticipo intanto a manifestare d'esser di lui contento .
Entrato in carica l'Alberti inizia la sua attività come Console e seguono le sue frequenti relazioni al Testi: esse comunemente trattano del rilascio dei passaporti, che era continuo, di permessi e soccorsi accordati, petizioni ricevute, di arresti effettuati, di tutto ciò appunto che costituiva l'attività del Consolato; in diverse poi troviamo rapporti sulle condizioni del Paese, sugli avvenimenti d'allora e sullo stato d'animo di quegli abitanti e vi troviamo riportate le voci generali, le dicerie, i sentimenti dei vari partiti.
Di questi rapporti uno piuttosto dettagliato è quello che darà il 19 marzo 1813 al Marescalchi (A. S. M., Arch. Marescalchi, e. 118, fase. 11):
...di questo Consolato non posso altro dirle che quello che le è già pienamente noto, cioè eh* io non ò a far nulla, e quanto a questo Paese io non ho coraggio di parlarle in pubblico di cose dispiacenti ed affannose... le circostanze esigono dai sudditi di Sua Maestà dei sacrifici, ma qui non si vuol nulla condonare alle circostanze, e confortarsi nelle sofferenze attuali con la speranza ed anzi con la certezza di un migliore avvenire, quando con fermezza ed energia si concorra alle viste del Sovrano. Si fa soltanto paragone del passato al presente e quindi ne deriva una malcontentezza ed un malumore che ogni giorno si aumentano. Di là sparse credute ed esagerate le più strane notizie in nostro danno, di là la sciocca credenza che abbia a finire l'attuale sistema, di là un desiderio immenso, che arrivino o Inglesi o Russi, o Turchi o i diavoli stessi dell'Inferno, ad occupar questi Lidi, di là insomma tutto quello che cagiona la più alta afflizione ai cuori sinceramente attaccati al