Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno <1935>   pagina <738>
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Lina Maddi
Mattei, colonnello Maggi, e il nipote di questo Presidente della Corte di Giustizia Miclion, e tutti e tre addussero delle ragioni per sottrarsi all'incarico. Le giustificazioni del Sig. General Mattei vennero accolte, poiché ha un grave incomodo, che esige una prontissima cura, sul signor Colonnello Maggi pendono ancora le risoluzioni, ma questa mattina fu tradotto in fortezza il signor Michon, poiché venne fatto giudizio che non avesse alcun ragionevole motivo di rifiutarsi a quanto gli imponevano l'onore e il dovere. In fortezza venne del pari rinchiuso il negoziapte Patrinò, greco, che la Camera di Commercio avea destinato a rappresentarla nella missione suddetta; nonché non si sa ancora quali saranno veramente quelli che partiranno. Io non le parlo di quanto si sparge, si teme, e si spera, in questa città, secondo le affezioni ond'è ciascuno agitato .
Apprendendo l'Alberti le notizie dello sgombero dei Francesi da Roma, ciò che pare debba succedere anche in Toscana, ne scrive il 26 gennaio 1814 al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 102) :
<t convien dire... che il Gran Ducato di Toscana debba subire il destino degli Sitati Romani; poiché queste primarie autorità Francesi son tutte nello scompiglio e tutto indica una vicina partenza. Si è fatta la verificazione delle Casse; si è dato ordine ad ogni esattore di versare in ogni sera tutto il denaro che esige; si rinchiude ogni cosa di valore nei forti; si fa partire o per terra o sui Brick tutto quello ch'è facil­mente trasportabile; si smobigliano le case e se ne imballano gli effetti; si levano i cannoni dalle mura della città, e si raddoppiano le difese delle fortezze; e tutto insomma predice che fra pochi giorni questi impiegati Civili se ne dovranno partire e che il Militare seguirà l'esempio del Sig. Conte Generale Miollis. In quanto alla Prin­cipessa, si vuole che ella sia per ritirarsi nel suo Principato di Lucca e che possa aver la sicurezza di rimaner ivi illesa .
Il 2 febbraio 1814, seguono queste comunicazioni dell'Alberti al Testi (A. S. M., Min. Esteri, e. 102):
le lettere di Firenze recano l'avviso dell'ingresso delle truppe Napoletane in questa città . Si dice dunque che un corpo Napoletano, comandato dal colonnello Mura­tolo (che si trovava a Sesto da due giorno), sia stato nella sera del 31 decorso da una banda numerosa di popolo, ivi portatosi da Firenze, invitato con fortissime istanze ad entrare in città, e che di fatto vi abbia fatto tranquillamente il suo ingresso alle ore 10 circa della stessa sera e che si sia inquartierato nel convento chi accenna di Santa Caterina e chi di S. Barnaba .
Il popolo incoraggiato tentò allora di sollevarsi contro i Francesi, frenato ed arringato però, per allora si ritira. Ma quasi subito dopo, si mostra di nuovo inquieto e si dice
che concorse in folla al Palazzo vecchio (continua l'Alberti), ma che ivi sia stato intimorito dal contegno fermo della Guardia Francese, che minacciò di caricarlo a baionetta in canna se ardiva di avanzare. Che allora siasi recato a Palazzo Pitti, ove la Principessa nell'interno ordinava le ultime disposizioni per la partenza; ma che il Maire ed altra gente di senno, l'abbiano ancor raffrenato, indicando che quelli ch'erano ivi forse condotti dalla curiosità di veder partire la Corte, s'ingannavano nel loro