Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno
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1935
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pagina
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744
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744 Lina Maddi
CAPITOLO VI. GIUDIZIO SULL'OPERA DELL'ALBERTI
Sebbene Francesco Alberti sia rimasto oscuro e non ne sia stato neppur pubblicato il carteggio che ce ne rimane, grande importanza hanno le note, le relazioni che egli ci lasciò con le quali illumina tutta un'epoca notevolissima della storia, dandoci la descrizione dettagliata del retroscena, dirò così, di quelli che furono i rapporti fra Napoleone e Pio VII, dei particolari anche aneddotici, che altrove non troviamo. Parzialità vi è indubbiamente nei suoi giudizi: non è la sua una narrazione storica oggettiva, ma l'espressione dei suoi propri sentimenti: egli vive in mezzo agli avvenimenti che narra, egli parteggia con convinzione per Napoleone ed il suo governo, ed i suoi ragguagli, i suoi apprezzamenti risentono necessariamente delle sue idee, ne sono l'espressione fedele, egli infatti non scrisse per far della storia, ma non fece che esporre i fatti e le dicerie, così come li vedeva e sentiva giornalmente, che esprimere le sue opinioni personali ai suoi superiori, con tutta la franchezza spontanea di chi scrive una lettera, senz'alcuna preoccupazione storica. Non possiamo quindi valerci del carteggio dell'Alberti in modo assoluto, ma certo molto esso serve a mettere in rilievo appunto i sentimenti del suo partito, che come ogni spirito di partito, mettono in cattiva luce le azioni ed i pensieri dell'avversario. Egli si mostra devotamente fedele a Napoleone, al suo Governo e si accanisce quindi contro il Governo pontificio; come molti altri patrioti vedeva anch'egli in Napoleone il liberatore, il restauratore, l'unificatore della sua Patria, e faceva quindi voti perchè riuscissero le sue imprese, cieco anch'egli, una volta affascinato da quel potente genio, alle violenze agli errori commessi, inveendo contro chi si opponesse all'attuazione dei disegni imperiali e sopratutto contro il Papa ed i preti, ai quali ultimi rivolge tutto il suo disprezzo. Se talvolta quindi dobbiamo divergere dal suo modo di vedere e biasimare certe sue violente ed affatto riguardose espressioni, specie quelle usate all' indirizzo del Papa, non possiamo non ammirare la fedeltà più assoluta ch'egli dimostra per Napoleone, la devozione e la sommissione ai suoi comandi ed a quelli dei suoi governatori in Roma, l'attività esercitata instancabilmente, la sua prontezza nell'eseguire ordini e dare resoconti, senza nulla tralasciare, non solo nei riguardi di Roma, ma anche durante le altre cariche ed in ogni circostanza. Soddisfatti della sua condotta e della sua opera furono sempre infatti sia i governatori francesi, che quelli italiani dipendenti dal Governo francese, che gli esprimono in