Rassegna storica del Risorgimento
LIBRI GUGLIELMO ; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1935
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pagina
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747
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Due lettere di Napoleone Luigi Bonaparte 747
Il Consiglio Federale fu perciò chiamato, nel 1838, a decidere su questa delicata questione politica, e in quella circostanza, nonostante i buoni rapporti di amicizia col principe, il Sismondi, preoccupato delle sorti della sua patria come al tempo della spedizione della Savoia progettata dal Mazzini nel 1833, parlò molto chiaramente ma con serenità di giudizio, dichiarandosi favorevole al suo allontanamento dal territorio elvetico.
Napoleone, non cessando per questo di essere uno dei più fedeli ammiratori dello storico ginevrino, poiché le divergenze politiche non gli impedivano di rendere giustizia al grande scrittore, nella lettera del 16 giugno 1841 dalla cittadella di Ham, dove era stato fatto rinchiudere da Luigi Filippo dopo la spedizione di Boulogne, scrisse quindi al Si-smondi ringraziandolo delle benevole e cortesi espressioni usate a suo riguardo nel Gran Consiglio di Ginevra, le quali, nell'intento di confutare le sue idee, avevano assai differito dalle parole ingiuriose che gli avevano dirette certi altri nel difendere la sua causa.
In questa lettera chiese ancora, il principe, che lo storico gli indicasse da quali fonti avrebbe potuto attingere i documenti più valevoli e i dettagli più interessanti per scrivere la storia di un conquistatore, Carlo Magno, progetto, forse, che concretò più tardi nel suo Giulio Cesare, il fondatore dell' Impero Romano, quando egli stava per restaurare quello di Francia e realizzare così l'idea lungamente vagheggiata di vendicare la disfatta di Waterloo.
GIUSEPPE CALAMARI
I.
Arenenberg, li 25 giugno 1835 Signore,
Sento vivamente nell'anima la premura che vi siete data nel comunicarmi le indicazioni storiche che vi avevo richieste; è questo un attestato dell'amorevolezza vostra per me, e nessuna cosa poteva essermi più lusinghiera della sicurezza di avervi ispirato qualche interesse. Ognuno ha più o meno la sua ambizione: la mia è quella di rendermi degno del grande nome che porto col meritarmi sempre restimazione di nomini come voi e col cattivarmi la loro affezione. Vi sarà facile adunque di comprendere, Signore, qual dolce conforto mi abbiate arrecato accogliendomi sempre con sincera benevolenza durante il mio soggiorno a Ginevra. Privo fin dalla mia infanzia di quei vincoli di affettuosa amicizia, che ciascuno va formando nella propria patria, sento più di ogni altro l'amicizia. L'esilio, opprimendo l'anima mia, mi ha ammollito il cuore; io sono ora pronto a volere tntto il bene a quanti mi dimostrano la menoma apparenza di simpatia, e non odio alcuno, benché preferisca essere altero delle nostre