Rassegna storica del Risorgimento

ESERCITO
anno <1935>   pagina <758>
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Vittorio Adami
H primo comandante del Battaglione della Speranza in Milano fu Ferdinando Castelfranchi il quale il 27 nevoso anno VI faceva ai cittadini Direttori la seguente relazione a stampa:
CITTADINI RAPPRESENTANTI,
Quando il generale Irivulzi ha ordinato che il Battaglione della Speranza si organizzasse come gli altri della Guardia Nazionale, e che a tenore del nuovo piano in allora sortito si facesse reiezione degli ufficiali, i miei compagni che mi volevano bene mi hanno nominato Capo battaglione. Potete immaginarvi quale piacere ho per tale elezione, e molto più nel gran giorno della proclamazione della Repubblica quando mi sono portato alla testa delle mie compagnie insieme con la immensa truppa al Campo della Federazione accompagnato dagli applausi del popolo, che mostrava la più gran, compiacenza, e mi faceva insuperbire dicendo che il Battaglione della Spe­ranza marciava bene ed anche meglio di qualche compagnia di giovanotti già formati, ed avevo in me concepite le più belle speranze d'un migliore avvenire, ed una gloria sempre maggiore per le mie compagnie. Ma oh! quanto mi sono ingannato, dopo pochi giorni il nostro istruttore fu licenziato ossia non essendo pagato né invitato ad ammaestrarci dai superiori, ci ha abbandonati; si è fatta qualche festa, ma non ebbi mai ordine d'intervenirvi, non si è più parlato del mio battaglione ed oso dire che se ne ha perduto anche la memoria. Ho dimandato a molti la cagione di tale stravaganza, e nessuno me lo sa dire. Pensando tra me stesso mi ricordo però d*nna cosa, cioè che diversi preti hanno detto con alcuni miei compagni che con queste ridi­cole istruzioni, con queste buffonate militari i giovinetti si distraggono dallo studio e dalla divozione e che diventano tanti discoli cattivi per sé e per gli altri. Che siano adunque i preti che comandano a Milano, oppure quei che comandano la pensano come i preti. Io non ho lo studio necessario per dare certi giudizi ma per verità non so com­binare quel che mi sento giornalmente intuonare nell'orecchio che in una Repubblica tutti devono essere soldati, col non volere che i giovanetti si ammaestrino di buona ora all'armi, non so capire come noi ragazzi possiamo diventar bravi repubblicani se non c'insegnano delle cose diverse da quelle che c'insegnavano per farci diventare schiavi della tirannia. Pare che non è vero che la monarchia è una cosa opposta alla Repubblica e che noi dobbiamo anche morire per sostenerla? Quel che è certo si è che io non vedo l'ora di comandare ancora al mio battaglione e mi raccomando perciò a voi cari Cittadini, affinchè pensiate a riorganizzarlo, a fissare un istruttore, ad invitarmi alle feste e massime a quella del giorno 2 piovoso troppo per noi doverosa per la riconoscenza alla repubblica Francese; se il mio desiderio vi pare ragionevole, soddisfatelo ch'io vi ringrazio di cuore e dirò sempre bene di Voi. *)
Viva la Repubblica
Milano, li 27 nevoso anno VI.
Ferdinando Castelfranchi Capo Battaglione della Speranza
*) Archivio di Stato di Milano, Militare, Parte antica, 146.