Rassegna storica del Risorgimento

ESERCITO
anno <1935>   pagina <781>
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LIBRI E PERIODICI
ETTORE ROTA, Il problema politico d'Italia dopo Utrecht e il piano antitedesco di Giulio Alberoni (voi. XIX della Biblioteca Storica Piacentina) ; Piacenza, Tip. Porta, 1934-XII, in 8, pp. 103, con 1 ritr. Lire 10.
labro caldo, questo del Rota, fatto di pagine vive e commosse in cui con fatica si riesce a distinguere l'A. dal personaggio trattato, tanto son divenuti un'unica cosa. L'A. ai vari aspetti della vita italiana del XVIII secolo ha dedicato tutto un venten­nio di studi: studi spesso rivelatori, talvolta discussi, ma quasi sempre, anche per questo, iniziatori d'indagini veramente innovatrici. Ora, dopo questo lungo periodo di elaborazione appassionata, sembra che il Rota voglia offrire alcuni scorci di sintesi; ed a poca distanza di un ampio saggio dedicato a II problema politico d'Italia durante la guerra di Successione spagnuola. ecco apparire quest'altro in cuL tenuto conto di tutto ciò che è stato scritto intorno alla figura dell'Alberoni, messo a profitto l'epi­stolario anche intimo, riesaminata criticamente la documentazione d'archivio, l'abate di Piacenza divenuto arbitro della politica spagnola è messo innanzi al lettore come dominato, in tutta la sua molteplice attività, dal tenace proposito di giovarsi della Spagna per liberare l'Italia dalle strette dell'Austria, facendo leva sulla prima per smuovere definitivamente il macigno della seconda. Assertore implacabile quanto sfortunato dell'indipendenza d'Italia, l'Alberoni scriveva nel 1718: Se avessi sola­mente quarant'anni non dispererei di vedere cacciate d'Italia le nazioni barbare . A questo sogno il libro del Rota fa apparire inspirata tutta l'opera dell'uomo il quale, di origini popolane, mostrò per lo straniero la stessa insofferenza e lo stesso odio che avevano armato il braccio del popolano Balilla e che, nella Corte di Parma, covo di sentimenti antitedeschi, avevano trovato un terreno dei più propizi per effetto della persistente attività diplomatica che il duca, da vari anni, svolgeva faticosamente contro la Corte cesarea.
Nelle pagine del libro tutta l'opera dell'Alberoni è guardata sotto questa luce, seguita in ogni sua fase non perdendo di vista questa suprema finalità che appare sopra un'ampiezza ideale non ancora supposta dagli studiosi del nostro Risorgi­mento .
Ciò che conta non è solo, tuttavia, la tesi del libro tesi d'italianità che quindi, per più aspetti, appassiona ma è la stessa orditura in cui anche le pagine più sacri­ficate alle esigenze della dialettica, che invoca citazioni e riferimenti, non cessano di essere snelle e mirabili per l'efficacia con la quale conciliano la profondità della pene­trazione con la limpidezza dell'esposto, che è sempre tersa.
Chi conosce l'attività storiografica di Ettore Rota non ignora che questo studioso è sempre un innamorato dei suoi personaggi. Egli ne fìssa i caratteri perchè ha vissuto in dimestichezza con loro, dividendone sentimenti e passioni, mischiandosi in mezzo ad essi fino a viverne la loro vita, giansenista fra i maestri della Scuola pavese nell'età di Giuseppe II, assiduo nell'ateiter dei Verri e dei Beccaria, passionale ed ardente fra i democratici della Cisalpina. In queste pagine dedicate all'Alberoni lo si sente scosso da quella stessa febbre di patriottismo ch'egli rivendica al suo eroe, ha come lui lo stesso culto della forza , lo stesso animo fiero e spregiudicato che gli fa dividere la tragedia del suo personaggio.
Da questa posizione viva dell'A. in mezzo alla materia dell'opera vengono fuori pagine di un' efficacia grandissima in cui nulla è trascurato pur di dare al lettore un'immagine immediata e presente, come è, per esempio, in questo ritratto
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