Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO
anno
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1935
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pagina
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787
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Libri e periodici 787
Quello che appare dalla narrazione del generale Baldini, non è tanto il sacrificio, che pure fu immenso, di tanti combattenti e di tanti reparti che nei momenti più duri resistettero con le armi in pugno e con i canti di guerra che parevano rinnovare in quel terribile autunno la primavera del 1915, ma più evidentemente e direttamente appare quale sia stata la preveggenza, l'oculatezza, la genialità dei capi quando le angoscia erano più grandi ed i dubbi e le previsioni più tormentose.
Senza dubbio l'esercito potè resistere e potè fermarsi sulle trincee donde poi la vittoria doveva spiegare le ali al suo irresistibile volo, anche perchè si seppe mantenere quell'esercito, e centinaia di migliaia di uomini ebbero la precisa sensazione di non essere abbandonati a sé stessi e di non essere privati di quei servizi che mantengono vitale la grande macchina e ne assicurano le fondamentali funzioni.
Il valore dei combattenti delle prime linee, il sacrifìcio degli eroi, le fierissime azioni compiute in quei giorni da non pochi reparti, l'opera insomma di quanti ebbero contatti immediati col nemico non resta affatto diminuita, quando attraverso le note del generale Baldini noi conosciamo come funzionarono i servizi logistici, e quali enormi difficoltà furono superate.
E, a questo proposito, molti sono gli ammaestramenti che si possono trarre anche per l'avvenire; ammaestramenti che l'A. autorevolmente mette in evidenza. Né egli ha dimenticato di dirci che anche a proposito del ripiegamento della IV armata e della prima difesa del Grappa, il prodigio fu compiuto da noi soli, dall'esercito italiano solamente; che in quei giorni gli Alleati ci accompagnarono con le loro indecisioni prima, e poscia con l'annunzio che sarebbero venuti in aiuto... Cosicché i dirigenti della IV Intendenza trassero da quell'assenza e da quelle promesse maggiore incitamento ed orgoglio per provvedere essi soli ai propri dipendenti. E noi possiamo, ancora una volta, dire alto che abbiamo trionfato da soli.
PIERO ZAMA
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GIUSEPPE PORTA, Con V 82 Fanteria sul Piave. (Collana di monografìe storiche sulla guerra del 191518; voi. 13); Roma, Ministero della Guerra, Comando del C. di S. M., Ufficio storico, 1934-XII, in-8, pp. 98, con illustr. e carte topografiche.
Chi ha seguito questa Collana di monografie, che meriterebbero di essere più largamente diffuse fra il popolo dei combattenti e fra i giovani delle scuole ai quali si deve insegnare che cosa sia un esercito e che cosa sia la guerra, non può a meno di rilevare una certa coordinazione fra le monografìe stesse, e lo sforzo di mantenere una eguaglianza di criteri, nonostante che diversi siano gli autori e diversi gli argomenti. *
In questo volume il generale Porta ci narra le vicende del glorioso reggimento di cui egli ebbe il comando, da un'ora assai triste, e cioè dal novembre 1917, ad una delle ore più fulgide, e cioè sino alla battaglia del Piave del giugno-luglio 1918.
Evidentemente l'A. è uno di quei comandanti che, dopo la tremenda esperienza di Caporetto, seppero attrarci vicino a sé medesimi, ci fecero vivere in una rinnovata atmosfera, e ci condussero agguerriti nell'anima e nel braccio verso tutte le battaglie, anche le più aspre, fino alla strepitosa vittoria.
Che il comandante defl'82 sia uno di quelli che comprese il soldato, non ce lo dice espressamente egli stesso; ma noi lo sentiamo attraverso il suo modo di narrare, lo comprendiamo per quello spirito che è in lui presente in ogni istante, ne abbiamo la eertezza per il modo con cui l'82 operò sulle rive del Piave e giù nella zona lagunare, fra il fango, le acque e i canali insidiosi del Silc, in unione coi reparti deDa 54a Divisione, col 154 Fanteria, con la Terza Brigata Bersaglieri, e con un Reggimento di Marina.