Rassegna storica del Risorgimento

VALFR? (BEATO) SEBASTIANO ; VITTORIO AMEDEO II RE DI SARDEGNA
anno <1935>   pagina <808>
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808 de Vecchi di Val Cismon
possibilità in diritto canonico della emanazione dell'editto. Fra gli altri il padre Sebastiano Valfrè. Tutti i teologi si manife­starono contrari. Da Roma, avvisata in tempo dal Nunzio e dai teologi, venivano pressioni sullo spirito del Duca per evitare la emanazione dell'editto, pressioni che ebbero presa specialmente durante una lunga malattia di lui, che ebbe soluzione soltanto nell'estate del 1693. E verso la fine di quest'anno che compare alla Corte di Torino come Ministro del Re d'Inghilterra quell'Enrico di Ruvigny, visconte di Galloway che vediamo citato nella lettera che segue. Era costui un ugonotto francese espatriato al tempo della revoca dell'editto di Nantes ed accolto con onore e naturalizzato in Inghilterra; ed a costui era stato affidato l'incarico par­ticolare dal suo Sovrano di ottenere la promanazione del­l'editto a favore dei Valdesi. Dovette giungere il 23 maggio del 1694 perchè il Duca si decidesse a firmare e pubblicare l'editto; mai se a pubblicazione fu salutata con grande gioia dai protestanti piemontesi e dagli Stati contraenti, non così -avvenne da parte della Santa Sede che, come era naturale, menò grande scalpore. Il risentimento, bene atteso da parte del Duca, che si rendeva ragione della gravità del suo atto, provocò una grave controversia fra Savoia e Santa Sede. Su di questa controversia sono stati scritti vari volumi che è qui inutile citare per non fare facile sfoggio di appa­rente erudizione. Per quanto interessa i documenti che qui pubblichiamo ed illustriamo diremo soltanto che il Ponte­fice Innocenzo XII, in ogni modo benevolo e paterno verso il Duca, vide trionfare nella azione della Segreteria di Stato la corrente francese la quale gli suggerì un breve di riprova­zione assai vivace per la pubblicazione dell'editto. Sembrava che tutto dovesse finire qui ed il Pontefice era incline a darne assicurazione al De Gubernatis, ministro del Duca in Roma, dicendosi convinto della somma pietà di lui , quando inter­vennero il cardinale Janson, inviato dal Re di Francia, ed il