Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <829>
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La pace di Ouchy 829"
posizione simile a quella della Francia in Tunisia. Lo stesso Ambascia­tore austriaco osservò subito ad Àssim Bey eie tali condizioni non po­tevano essere accettate .
Finalmente il Comitato si decise ad adottare il princi­pio della intesa con l'Italia, sia pure indiretta, e allora il Go­verno passò a definire le basi delle trattative. Il Gran Visir ed Assim avevano stabilito come terreno d'intesala proclamazione dell'autonomia dei due vilayets riservandosi di stabilire una forma adatta a salvare il prestigio musulmano, e insieme la suscettibilità italiana. Ma nonostante che su tale soluzione si fosse espresso anche l'autorevole consenso di uomini come Hilmi Pascià e Kiamil Pascià, i quali, pur non facendo parte del Gabinetto, godevano di grande prestigio politico, il Comi­tato cominciò di nuovo a soffiare nel fuoco della discordia Della tendenza intransigente si fece portavoce, in seno al Ga­binetto, Talaat Bey; il quale dichiarò ai suoi colleghi che il Comitato non poteva assolutamente farsi promotore di ac­cordi diretti con l'Italia, pena la perdita di ogni appoggio del partito religioso, perdita da tenersi tutt'altro che in non cale Seguirono nuovi negoziati e nuovi progetti: si trattava, più o meno, di rimaneggiamenti delle cervellotiche formule, e delle illusorie - per non dire fantastiche soluzioni che erano state ventilate negli ultimi mesi in seno al Comitato. Giolitti però teneva duro, e Volpi si affrettava a far capire a Bisanzio il latino che veniva da Roma. Il 2 luglio i Turchi finalmente troncarono le discussioni e designarono a capo della loro mis­sione il principe Said Halim Pascià. La scelta era significativa: d'origine araba, Said godeva notevole prestigio, sia per la po­sizione sociale (era nipote del Khedivé d'Egitto) sia per quella politica (era stato presidente del Comitato Unione e Pro­gresso , ed attualmente rivestiva la carica di Presidente del Consiglio di Stato, carica che lo faceva membro de jure del Ga­binetto). Egli venne sostituito all'ultimo momento alla prima terna dei delegati già designati: e si disse in considerazione