Rassegna storica del Risorgimento
OUCHY (PACE DI)
anno
<
1935
>
pagina
<
834
>
834 Angelo Piccioli
complicazioni se la Turchia avesse ceduto ad altri i suoi diritti; e riguardo alla proposta del Fezzan, dichiarò che aveva ripugnanza ad ammettere che a quella regione si fosse fatto un trattamento non perfettamente conforme esso pure al Decreto di sovranità, ciò che avrebbe fatto pessima impressione in Paese e avrebbe procurato probabili difficoltà internazionali Appoggiò la sua opinione con quella espressagli da Di San Giuliano, che temeva di far assimilare il Fezzan a quei dietroterra coloniali il cui stato politico rimane per lungo tempo indefinito, come accadeva per noi in Somalia. Risposero da Ouchy che nel loro concetto il limite di tempo non avrebbe mai dovuto intendersi alla sovranità, ma soltanto alle concessioni formali che noi avremmo fatte alla Turchia; che restava così solo la possibilità dell'equivoco, voluto a bella posta per dar modo alla Turchia di salvare, per quanto le fosse possibile, la questione della forma; che, in ogni modo, non sarebbe stato ammissibile la cessione da parte della Turchia di un diritto che per se stesso diventava, col futuro trattato, gravemente manomesso.
I ix. H
I primi colloqui con Said Halim furono molto amichevoli e fiduciosi. Si riconobbe da tutti l'opportunità e il desiderio sincero di metter fine con reciproca soddisfazione al conflitto che, oltre tutto, presentava una minaccia per la pace del mondo .
II Pascià dichiarò: Carasso mi ha detto che già in massima si era d'accordo per una soluzione della base dell'autonomia ... . Con queste parole, e senza neanche immaginarlo, Said dava la prova a Bertolini e a Fusinato che Volpi teneva veramente in mano la chiave delle situazioni. Bertolini e Fusinato sapevano bene che Carasso, il trait-d9union fra il Governo turco e il Comitato, era l'uomo di Volpi.