Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <837>
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La pace di Ouchy 837
sull'autonomia, vi si doveva entrare a capofitto: e nell'ela­stica circonferenza di questo vocabolo la duttile furbizie ve­neta (erano in tre, ad averla !) cominciò a far penetrare ad una ad una, olimpicamente, tutte le nostre condizioni di pace. Il Pascià ascoltava, fra il sorpreso e lo sgomento. H discorso che gli veniva snocciolato partiva bensì dalle sue premesse e dai suoi asserti, ma capovolgeva in modo inaspettato le sue proposte. E a un certo punto non potè a meno d'interrompere gli eloquenti causidici: Mais alors, qifest-ce que e9est qve Vautonomie ? .
La cosa diventava, oltreché imbarazzante, un po' comica ; e al comico contribuì a svolgerla il delizioso Pascià con un indovinato motto di spirito. Si venne a parlare delle possibilità di ulteriori occupazioni delle isole da parte nostra e Said Halim, impressionato delle nuove nostre pretese, osservò non senza cruccio:
Ma aU'inizio della guerra, l'Italia non si proponeva, e tanto meno domandava, tanto...
No di certo, Eccellenza rispose sorridendo l'ono­revole Fusinato ; ma voi sapete le conseguenze d'una guerra prolungata: sono sempre gravi e inaspettate; più si combatte più si richiede. E proprio il caso di ricordare il detto popolare che l'appetito viene mangiando...
Et.., Vindigestion aussi! sospirò il Pascià con me­lanconica convinzione.
X.
Alla fin fine però, minacciando le conversazioni di prendere un tono di innocua ma inconcludente accademia, il Volpi prese il cifrario e telegrafò a Carasso: si dessero al Pascià più precise istruzioni, anzi si dessero tout court istruzioni: che fin allora Said mostrava di non averne ricevuta alcuna, e da questo, senza dubbio, dipendeva il suo imbarazzo. Imbarazzo, diciamolo pure, che il nobil uomo sosteneva con ammirevole
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