Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <840>
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Angelo Piccioli
coefficienti di essa, che erano, insieme, d'indole materiale, morale e sentimentale; si concluse prospettando le diverse soluzioni alle quali l'Italia avrebbe potuto addivenire: defi­nitivamente assumere le isole sotto la sua sovranità; organiz­zarle in qualche forma di autonomia; pretendere serie e so­stanziali garanzie a favore degli abitanti.
L'esposizione fu accolta da Said con evidente contrarietà. Con cruccioso ciglio, egli rispose:
Io posso comprendere le ragioni storiche e politiche che vi hanno spinto alla vostra impresa africana; ma quelle ragioni non si estendono alle isole dell' Egeo. Ad ogni modo, se veramente voi intendete di te­nervi quelle isole, tenetevele; ma è inutile che veniate a chiedere a noi un consenso che non vi daremo mai; e se invece avete l'intenzione di restituirle, è inutile parlarne adesso. Quanto a me, una questione delle isole non esiste. Voi le avete temporaneamente occupate a titolo di azione bellica; quando la guerra cesserà, voi le lascerete, ed esse tor­neranno sotto la effettiva sovranità turca. Col creare una questione delle isole, voi aumentate anziché diminuire le difficoltà; comunque, non date prova di buon volere .
Fu facile ai nostri il rispondere che la questione delle isole non era già stata creata dal Governo italiano, ma al Governo italiano era stata imposta per la forza delle cose e per la pressione dell'opinione pubblica del Paese e di tutta Europa; che non il desiderio di aggiungere difficoltà a difficoltà spin­geva i nostri delegati a conversare in proposito, ma il dovere e la necessità di prendere sin da allora in considerazione, sotto i suoi vari aspetti, una questione che avrebbe dovuto pure essere risolta. Said insistè naturalmente sul suo punto di vista. Di ciò che a tale effetto egli disse, tre cose interessanti rileva­rono ed acquisirono i nostri delegati: una frase dalla quale parve loro di poter dedurre che la Turchia non avrebbe oppo­sto difficoltà a fare, eventualmente, delle dichiarazioni per l'umano trattamento degli abitanti delle isole; una allusione a impedimenti di ordine politico internazionale a una nostra