Rassegna storica del Risorgimento
OUCHY (PACE DI)
anno
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1935
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pagina
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841
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La pace di Ouchy 841
definitiva occupazione delle isole (al che i nostri opposero una recisa smentita); infine, una dichiarazione assai poco lusinghiera per gli abitanti delle isole, dei quali Said disse che all'occorrenza avrebbero tradito l'Italia, come avevano tradito la Turchia .
Naturalmente la conversazione non fu, e non doveva essere, conclusiva. Si rimase però d'accordo che si sarebbero anche questa volta sommariamente esposti i due punti di vista in un pròmemoria da trasmettere ai rispettivi Governi. E la sera stessa (20 luglio) Volpi riassumeva la sua impressione scrivendo a Giolitti:
Rilevo come nel corso della conversazione Said ci sembrò, specie due volte, veramente irritato, pur mantenendo sempre, sotto ogni punto di vista, il più corretto dei contegni: ci sembra dunque che il risultato al quale sostanzialmente dovevamo arrivare (e cioè, insomma, per adoperare ima comune espressione, di mettere una pulce nel! orecchio al nostro interlocutore) sia stato raggiunto .
Quanto agli altri argomenti, non venne a tempo neanche a deliberarli: che Said, due giorni dopo, comunicava ai nostri delegati che a Costantinopoli era stato formato il nuovo Gabinetto x) senza la partecipazione di Tewfìk Pascià, suo stretto amico e collaboratore politico; e che perciò egli considerava finita la sua missione, e non si sentiva neanche autorizzato a chiedere istruzioni ufficiali ai nuovi Ministri. Tali dichiarazioni evidentemente traevano origine dalla sua tendenza politica, ch'era contraria al nuovo Gabinetto. Il Pascià si offri però, perchè le trattative non avessero una soluzione di continuità, a recarsi subito a Costantinopoli e far di tutto per far mantenere i contatti diretti. Volpi ringraziò l'amabile Pascià, ma si affrettò anche a pregarlo di rimanere. Bertolini e Fusinato
l) Del nuovo Ministero, formato il 22 luglio, facevano parte: Ghazi Muktar Pascià come Gran Visir; Hilmi alla Giustizia, Noradoughian agli Esteri, Naztm alla Guerra e Kiamil Presidente del Consiglio di Stato.