Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; FRANCIA ; STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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848
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848 Angelo Piccioli
Le dichiarazioni dell'Ambasciatore tedesco preoccuparono non poco Volpi e Giolitti. Psicologicamente, esse erano spiegabili (altro non rappresentavano che l'eredità spirituale lasciata da Marshall al suo successore, e da questi accettata senza benefizio d'inventario); ma nel fatto potevano riuscire non poco pericolose, anzi esiziali, nel momento in cui si procedeva alla nomina dei nuovi delegati e si elaboravano le direttive che questi avrebbero dovuto seguire: molto probabilmente, il Waggenheim questi suoi discorsi non li faceva solo a noi, epperò c'era adito a temere che essi avrebbero avuto l'effetto d'incoraggiare i Turchi a resistere alle nostre proposte, nella illusione che le idee del troppo loquace Ambasciatore rappresentassero il preciso punto di vista del Governo di Berlino. Occorreva, dunque, controbattere con estrema urgenza. Volpi e Fusinato interessarono subito Giolitti, perchè agisse a Berlino.
H punto di vista essi dicevano nella lettera al Presidente dell'Ambasciatore di Germania si manifesta ancor più turco di quello del Ministro degli Esteri turco. Una tale attitudine sembra a noi inconciliabile con le dichiarazioni fatte dal Governo di Berlino e delle quali V. E. ci ha dato cortese comunicazione; e, ciò che è peggio, può contro operare e gravemente danneggiare il negoziato che si sta per iniziare. Se, fino ad un certo punto, si poteva comprendere l'attitudine indipendente di Marshall, data la sua grande autorità personale e la sua preoccupazione di veder compromessa la sua azione diplomatica, nessuna di queste considerazioni può essere addotta per giustificare il contegno del suo successore.
Volpi ritenne di far seguire all'azione diplomatica ufficiale una sua azione sotterranea: e spedì a Berlino il comm. Joel, direttore della Banca Commerciale Italiana.
Strano ma vero, l'atteggiamento di Waggenheim causò meraviglia nelle alte sfere tedesche. Alla Wilhelmstrasse non si voleva credere che il nuovo Ambasciatore avesse avuto la goffaggine di infirmare sì apertamente il nostro decreto di