Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; FRANCIA ; STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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849
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La pace di Ouchy 849
sovranità. Era chiaro che il sig. Waggenheim era plus royaliste que le roi. La stessa meraviglia espresse HeUferich in una lunga lettera a Joel: e ciò era significativo anche per il fatto che il direttore della Deutsche Bank era anche nemico personale dell'Ambasciatore turco.1}
Pochi giorni dopo, Waggenheim fu avvertito di astenersi da dichiarazioni ed opinioni contrarie agli interessi italiani . Ma non bastò, questa tirata d'orecchio; il vigile Nogara, che controllava tutti i passi dell' incauto personaggio, dovè farlo richiamare all'ordine altre due volte.2) E Volpi avvertiva sorridendo il suo fido corrispondente: Ormai Waggenheim la dovrà aver sul groppone: non si meravigli pertanto se egli comincerà ad odiarla cordialmente: sono gli incerti, mio caro, del suo nuovo mestiere .
XIII.
I nuovi delegati per le trattative furono designati nel Consiglio dei Ministri del 7 luglio: la scelta cadde su Naby Bey, inviato straordinario e Ministro plenipotenziario a Sofia, e su Fahreddin Bey, Console generale a Budapest. Dell'uno e dell'altro Volpi e Giolitti ebbero buone informazioni: ed in seguito afferma Giolitti nelle sue Memorie non avemmo che da lodare la loro condotta, sempre diritta e leale . Naby era un diplomatico di carriera: prima che a Sofia, era passato alle Ambasciate di Atene e di Berlino. Turco puro di famiglia anatoliota, detestava i cristiani d'Oriente, ma nutriva ammirazione e simpatia per il costruttivo mondo occidentale. Non
Ì) La lettera di HeUferich venne trasmessa a Giolitti, che mandò subito a Joel ia traccia della risposta da farsi (tre pagine fitte). Alla fine della quale Giolitti affermava: Insomma, siamo intransigenti nel solo punto in cui la transazione ci è impossibile. Se no possiamo continuare la guerra senza gravi sacrifici, anche per anni .
2) Per inquadrare le idee dell'Ambasciatore, Joel ricorse anche ad un.suo fidatissimo amico appartenente all'alta aristocrazia prussiana, il quale era in rapporti stretti con tutti i gros bonnets del Governo e della Corte: il conte Huttem-Gzaspki. Del quale parleremo più innanzi.