Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; FRANCIA ; STORIOGRAFIA
anno <1935>   pagina <850>
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Angelo Piccioli
aveva mai preso parte attiva alla politica interna ottomana: a Parigi però, dove durante l'antico regime era stato lunga­mente con Munir Pascià, suo cognato, si era rivelato acerrimo nemico dei giovani turchi: e per conseguenza fu odiato dai cospiratori che colà vivevano allora; non disprezzato però, grazie alla rettitudine del suo carattere, alla sua naturale bonomia, alla sua astensione dallo spionaggio. Col nuovo regime, dovette la sua salute a Kiamil Pascià, suo congiunto e protettore. In fatto di politica estera, non dimostrava di aver spiccate preferenze; pensava difatti che la Turchia non faceva un buon affare ad avvicinarsi più all'uno che all'altro aggruppamento europeo; più tardi, però, cominciò a propen­dere per la Triplice Alleanza, stante la tradizionale e irriduci­bile inimicizia degli Slavi. Nutriva viva simpatia per l'Italia e per gli Italiani: a tal punto, che il suo sogno era d'esser nomi­nato Ambasciatore a Roma (come avvenne difatti, a pace compiuta, su proposta di Volpi e di Giolitti a quei signori di Costantinopoli...). Nel settembre 1911, quando la guerra tra noi e la Turchia sembrò inevitabile, Naby Bey aveva scritto una lunga lettera, piena di cordialità, al nostro Ministro ad Atene, Carlotti: dichiarava in essa che l'Italia avrebbe potuto assumere una priniissima importanza economica in Turchia, perchè simpatica a tutti, e perchè non impegnata a fondo, al pari delle altre Potenze, nelle lotte di influenza politica che si svolgevano con alterna vicenda a Costantinopoli; aggiun­geva che, a suo avviso, si sarebbero potute fare ampie conces­sioni all' Italia in Africa; univa col deplorare gli attriti inces­santi che si verificavano a nostro danno in Tripolitania e che egli attribuiva alla ristrettezza di vedute degli ammini­stratori locali e alla mancanza di tatto dei nostri consoli. Spirito pronto ed accorto classificavano il Naby tutti i nostri rappresentanti diplomatici; e che aveva sempre rive­lato abilità sopraffina nel negoziare, e intuizione psicologica penetrantissima .