Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; FRANCIA ; STORIOGRAFIA
anno <1935>   pagina <851>
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La pace di Ouehy 851
Quanto a Fahreddin Bey, risultò come anche lui, al pari di Naby, fosse tutt'altro che tenero col Comitato Unione e Progresso ; era legato solo al Principe Ereditario e nutriva sospetti contro la politica orientale dell'Austria. Propenso del resto all'Italia, e ne aveva date prove non dubbie quand'era attaché all'Ambasciata di Roma.
XIV.
12 agosto: le trattative vengono riprese a Caux.
Pare che certi problemi, quali sono quelli dei rapporti internazionali, problemi che possono anche mutare la statura e il destino dei popoli, non possano essere risoluti in un posto qualunque, con un linguaggio comune: il dialogo delle Po­tenze, vien fatto di immaginarlo con una tal quale solennità e grandiosità di apparato esterno. Nulla di questo nei pacifici alberghi svizzeri dove si svolgono i pourparlers fra i delegati turchi e italiani. L'esteriore banale e mondano della confe­renza fa dimenticare che colà sono a parlare l'Impero otto­mano da una parte, con le sue tradizioni e i suoi pregiudizi, le sue miserie e le sue superstiti fierezze; e dall'altra, l'Italia giovane, vittoriosa, serena...
Negli alberghi di Caux stagna un'aria melanconica e ras­segnata; e l'inizio della conferenza della pace di cui del resto nessuno parla ha luogo in un gelido isolamento, tra la poco curiosa e molto tranquilla società cosmopolita di stagione .
I delegati, ufficialmente, non esistono; ma tutti li cono­scono. Gli italiani sono al Palace Hotel, i turchi al Grand Hotel: a qualche centinaio di metri gli uni dagli altri. La dele­gazione italiana non spinge il rigore del mistero oltre la sop­pressione dei nomi nell'elenco dei forestieri affisso nella hall. Quanto ai turchi, essi sono iscritti, al Grand Hotel, sotto nome di conio insolito e di sapore piuttosto slavo: il bureau accusa