Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; FRANCIA ; STORIOGRAFIA
anno <1935>   pagina <852>
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852 Angelo Piccioli
la presenza non di Naby Bey, ma di Mr. Mehmenly; e non di Fahreddin Bey, ma di un Mr. Roumbeyoglou. Volpi ha detto all'orecchio a Bertolini che un turco rispettabile ha sempre in serbo vari cognomi da usare allorché viene il momento più o meno legittimo per far ignorare il proprio nome. E poco dopo senza scomporsi è andato a riferire a Naby Bey che un perspicace giornalista francese, il quale stava scrutando la lista dei forestieri alla ricerca dei delegati ottomani, non aveva esitato un istante, dinanzi a quei loro due nomi com­plicati ed oscuri, e aveva decretato con sicurezza: Questi sono due bulgari. Dunque ha concluso Volpi con aria scanzonata voialtri siete ormai consacrati bulgari... . E Naby, sorridente e flemmatico: Tiens! les Bulgares seraient flattés, 8* il le savaient! .
Attorno, passa la tranquilla ed ignara folla cosmopolita: alla mattina, costumi estivi, pantaloni di flanellina bianca ed alpenstoks; nel pomeriggio, scarpe da tennis, maglioni di golf o abiti neri. Il solito ambiente di gente sfaccendata e mansueta, che tutto sopporta in vista della noia, anche le escandescenze dell'orchestrina dell'Adii.
Attraverso quel campionario di elementi turistici, i delegati turchi passano in fretta e nella forma meno ostensibile: senza domandare nulla, senza farsi annunciare, si ingolfano in quegli ampi corridoi di albergo, silenziosi, tepidi, dal pavimento lucido e odorante, entrano al numero 172, dove sono, natural­mente, attesi: per ogni appuntamento accordi preventivi vengono presi dal giovane e solerte segretario dei delegati italiani, Joel, il figlio del Direttore della Banca Commerciale Italiana. Il 172 è un salottino tutto in mogano e stoffa azzurra; di stile, ahimé, atrocemente liberty. A destra, una porta che conduce nella camera dell'on. Bertolini. In fondo, due ampie vetrate, dalle quali si gode la vista del Lemano pallido-azzurro, quando il lago si degna togliersi di dosso la sua co­perta di bruma. Non una carta, sul tavolo che trovasi al