Rassegna storica del Risorgimento

TORINO ; MOSTRE
anno <1935>   pagina <859>
immagine non disponibile

La pace di Ouchy 859
soluzione di tale natura, ma fecero comprendere che le dif­ficoltà maggiori da parte loro sarebbero state le seguenti:
1 La probabilità che gli ufficiali turchi, e specialmente Enver Bey, si rifiutassero conclusa che fosse la pace di obbedire agli ordini del Governo, e che, ad ogni modo, gli Arabi stessi impedissero con la forza la partenza di essi, magari uccidendoli, quando non fossero stati disposti ad ubbidire. Naby Bey aggiunse essere sua convinzione che il rifiuto di Enver Bey avrebbe avuto la unanime approvazione dell'eser­cito ottomano, e avrebbe creato al Governo una situazione non sostenibile, mentre una soluzione sulla base della terza proposta sarebbe stata accettata, secondo ogni probabilità, anche dall'esercito.
2 L'impossibilità, da parte del Governo turco, di abbandonare gli Arabi senza almeno garantire ad essi una provincia musulmana dove potessero ritirarsi quando non volessero subire il dominio italiano
Alla prima difficoltà i nostri obbiettarono che le informa­zioni di cui il Governo italiano disponeva concludevano in­vece nel far ritenere che l'ostilità araba fosse alimentata dagli ufficiali turchi; d'altra parte, che sarebbe spettato al Governo turco di trovar comunque modo per ottenere obbedienza dai suoi ufficiali. Avendo anche, i nostri delegati, osservato che difficilmente gli ufficiali turchi avrebbero potuto sostenersi quando venissero abbandonati dal Governo, fu loro risposto che da vario tempo il Governo turco non mandava più alcun aiuto in Cirenaica e che anche recentissimamente Enver Bey aveva assicurato di trovarsi in eccellente situazione militare, tale da poter continuare ancora per due anni la guerra. Alla seconda difficoltà venne obbiettato che sarebbe stato cura e interesse insieme dell' Italia dare agli Arabi ogni possibile ga­ranzia, a tutela dei loro interessi religiosi, civili ed economici. Come sappiamo, le proposte turche erano cinque. Ma i delegati dissero di non possedere ancora la quarta e la quinta,