Rassegna storica del Risorgimento

TORINO ; MOSTRE
anno <1935>   pagina <860>
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Angelo Piccioli
ed espressero il desiderio che alla loro volta fossero stati edotti di qualche possibile soluzione che il G-overno italiano avesse voluto sottoporre al loro Governo. I nostri delegati riassun­sero le loro idee dichiarando che la soluzione del conflitto avrebbe potuto ottemperare alle seguenti condizioni:
1 evitare da parte del Governo ottomano una dichia­razione di rinuncia alla sua sovranità su una parte qualunque del territorio, e da parte del Governo italiano ogni menoma­zione del Decreto Reale 5 novembre 1911, trasformato in legge dello Stato;
2 prestarsi ad accogliere in ciascuno dei due Paesi una interpretazione che salvaguardasse l'amor proprio nazionale, senza che tuttavia il differente tenore di interpretazione po­tesse dar luogo a difficoltà o malintesi fra i due Governi: per tal modo i rapporti più cordiali avrebbero potuto immediata­mente stabilirsi fra i due Stati, anche nei riguardi della politica internazionale, nella quale esistevafra di essiidentità di interessi;
3 far cessare immediatamente le ostilità dall'una parte e dall'altra. Tali risultati sarebbero stati ottenuti mediante una convenzione militare o modus vivendi, che, rinviando a un'epoca indeterrninata la stipulazione di un trattato formale di pace, avrebbe dovuto stabilire:
a) il richiamo effettivo e contemporaneo degli uffi­ciali e delle truppe regolari, rispettivamente dall'Africa e dalle isole dell'Egeo;
b) la determinazione delle garanzie, modalità e rego­lamenti che salvaguardassero gli interessi religiosi, civili ed economici della popolazione libica;
o) accordi speciali concernenti le popolazioni delle isole dell9 Egeo;
d) regolamento di tutte le questioni accessorie con­cernenti la nuova situazione.
Si accennava poi che qualche punto avrebbe potuto essere oggetto di un accordo segreto.