Rassegna storica del Risorgimento

TORINO ; MOSTRE
anno <1935>   pagina <863>
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La pace di Ouchy 863
erano e gli sarebbero state sempre nemiche, aveva tentato di incunearsi Idriss. Il quale, secondo i Turchi, era né più né meno che un avventuriero, senza alcun seguito nel paese. A lui il Governo turco, salvo ad accettare la sua sottomissione, non avrebbe potuto fare concessioni simili a quelle fatte all'Imam: non solo ne sarebbe mancata la base storica, e quindi giuridica; ma, ove lo avesse fatto, il Governo turco avrebbe incontrato fatalmente l'ostilità aperta dell'Imam e dell'Emiro, alle cui spese e col cui danno quelle concessioni sarebbero state fatte. I delegati ottomani osservarono inoltre che Idriss era già in istato di ribellione quando scoppiò la guerra fra l'Italia e la Turchia; che soltanto il blocco del Mar Rosso e la somministra-zione di armi da parte nostra gli avevano reso possibile la resistenza; che, infine, conclusasi la pace fra l'Italia e la Turchia, egli si sarebbe venuto a trovare nella stessa situazione in cui era all' inizio della guerra.
Naturalmente i nostri andarono contestando qua e là l'esposizione avversaria, e conclusero col pregare i delegati turchi di informare Costantinopoli che l'Italia insisteva sulla questione di Idriss e si riservava di riproporla dopo che fosse raggiunto l'accordo sulla questione sostanziale.
In secondo luogo, venne affacciata la domanda della inden­nità per la espulsione dei sudditi italiani. Anche rispetto ad essa i delegati ottomani misero innanzi le precise istruzioni avute dal Ministero degli Esteri, nel senso di non ammettere il fondamento della pretesa italiana. È superfluo riferire le op­poste affermazioni fatte dalle due parti: al dibattito pose fine, per il momento, una dichiarazione dei nostri fatta negli stessi termini che per la questione di Idriss.
Infine, venne richiamata l'attenzione dei delegati otto­mani sul complesso delle altre questioni da sistemare; come quelle relative al Debito Pubblico, alla Regìa, ecc. Essi osser­varono che, una volta raggiunto e firmato l'accordo fra le due Potenze, tali questioni avrebbero potuto essere rimesse alla