Rassegna storica del Risorgimento
TORINO ; MOSTRE
anno
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1935
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pagina
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864
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864 Angelo Piccioli
trattazione dei funzionari tecnici delegati dai due Governi. Dichiarando di non poter assumere alcun impegno, i nostri contrapposero che in ogni modo ciò non avrebbe potuto farsi se nel testo dell'accordo fra l'Italia e la Turchia non fossero prima stati stabiliti i criteri della risoluzione di tali questioni: per modo che ai funzionari tecnici dei due Stati restasse un semplice compito di portata tecnicocontabile e fosse pertanto chiuso l'adito a future difficoltà o malintesi. A tal fine, oltre a determinare i criteri anzidetti, l'accordo avrebbe dovuto stabilire la procedura arbitrale da seguire per tagliar corto alle divergenze che avrebbero potuto sorgere sullo stesso terreno tecnicocontabile.
Nel corso della lunga conversazione Volpi aveva trovato modo di aprire, diciamo così, una parentesi, e di fare una dichiarazione che valse senza dubbio a ristabilire il tono delle trattative. Val la pena di riportare ex integro le sue parole.
Vedo dai telegrammi di Nogara egli disse che i Ministri turchi oppongono non poter noi pretendere la sovranità sopra paesi non occupati militarmente. A tal linguaggio vi sono due risposte. La prima che neanche la Turchia occupò mai militarmente né in alcun modo effettivo tutte quelle regioni. La seconda, che non potendo noi ad alcun costo recedere dal principio della sovranità, data quella risposta dico cioè: se il contenuto di essa si volesse mantenere sino all'estremo a noi non resterebbe che continuare la guerra. Se la pace non implicasse, sia pur con forme indirette, che noi soli venissimo ad avere in definitiva la sovranità della Libia, mancherebbe per noi ogni ragione di fare la pace.
Era la diplomazia, come si vede, della chiarezza: la più efficace.
XVII.
Intanto a Costantinopoli la situazione politica presentava sempre nuovi aspetti ed altri prossimi ne faceva prevedere. Hilmi Pascià era uscito in quei giorni dal Gabinetto, e ciò