Rassegna storica del Risorgimento
TORINO ; MOSTRE
anno
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1935
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pagina
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865
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La pace di Ouchy 865
aveva rinforzato l'opposizione del Governo: ormai per tirare avanti, questo non poteva far a meno del consenso, almeno indiretto, del Comitato Unione e Progresso . E tale situazione era sfruttata dai giovani turchi: il Tania, loro portavoce, pubblicò il 22 settembre che il Comitato ce mai pensava a far la pace con 1* Italia , ed anzi aveva invitato il Ministro degli esteri a spiegarsi sul significato delle trattative dirette . Non queste solo, però, erano le preoccupazioni del Governo: che maggiori ne dava la grossa tempesta che si andava addensando all'orizzonte balcanico.
L'atteggiamento montenegrino, l'effervescenza bulgara, le intromissioni austriache avevano fatto passare in secondo piano tutto il resto. E se ne era talmente sgomenti che una nota confidenziale era stata spedita alle Potenze secondo quanto Nogara potè accertare per invitare quest'ultime a consigliare la calma agli irrequieti staterelli balcanici. Una ripercussione dei timori da cui la Porta era agitata per la situazione politica nei Balcani si ebbe nel fatto che il Governo turco fece dare alla stampa la stura delle notizie circa le trattative segrete per la pace: si ebbe motivo di ritenere che lo sprone di tali rivelazioni venisse dalla necessità di scoraggiare i paesi balcanici nelle loro iniziative con lo spauracchio della pace con F Italia. Se ne ebbe subito conferma dallo stesso Ministro degli esteri, il quale disse a Nogara: Purché non si conoscano le condizione e i particolari dei pourparlers, non nuoce si sappia che essi sono in corso: ciò anzi potrebbe servire a calmar egli spiriti .
E tuttavia Noradoughian era tutt'altro che sgomento dal complicarsi degli avvenimenti; e nei colloqui con Nogara seguitava ad insistere sulla convinzione che F Italia avrebbe finito per accettare le uniche basi concepibili per le trattative: quelle, cioè, poste da lui. E quando il Nogara gli faceva rilevare che insistere come faceva lui significava semplicemente battere l'acqua nel mortaio, il tranquillo armeno si limitava a replicare