Rassegna storica del Risorgimento
TORINO ; MOSTRE
anno
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1935
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pagina
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868
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868 Angelo Piccioli
grave in quanto ciascun Ministro aveva cura di tener dentro di sé la sua opinione, nella speranza che fosse un altro il primo ad emetterla.
L'accenno alla cessione delle corazzate confermò le informazioni che da diverse vie eran giunte a Volpi: che Governo e Comitato fossero pronti a fare la pace e a dare esplicito riconoscimento al nostro decreto 5 novembre con un trattato simile a quello conchiuso con l'Austria per la Bosnia-Erzegovina qualora l'Italia avesse concorso o sola o col contributo della Germania a ricostruire la flotta turca, a fare cioè della Turchia, a breve data, una Potenza navale, ottenendo da essa l'impegno di mettere le sue forze navali a disposizione dell'Italia. Quale la vera origine e il vero significato di tale atteggiamento? Ecco: la Deutsche Bank (Hellferich) aveva tastato il terreno per un accordo politico in grande stile: vincolare cioè la Turchia al rinnovamento di tutta la sua flotta, promettendo in contraccambio l'appoggio per far entrare la Turchia nella Triplice alleanza. Conditio sine qua non per raggiungere lo scopo era la conclusione, e a breve scadenza, della pace con l'Italia; per il semplicissimo motivo che l'Italia, insieme con l'Austria, sarebbe entrata nella combinazione politica e finanziaria. E altro presupposto essenziale era che fosse data soddisfazione all' Inghilterra a proposito delle sue richieste nel Golfo Persico: con questo mezzo la finanza germanica si lusingava di poter almeno in parte neutralizzare l'azione dell' Inghilterra.
Ma torniamo ai piani del Gabinetto turco. Per conto suo Waggenheim riteneva e lo dichiarò nettamente a No-gara che la propensione del Governo turco alla pace fosse solo a parole; il Gabinetto si sforzava di tenere in vista le trattative dirette, perchè queste gli servivano molto bene per i suoi fini politici internazionali: sarebbe stato quindi necessario che una pressione qualsiasi fosse esercitata per scuotere l'inerzia e l'incomprensione turca.