Rassegna storica del Risorgimento

TORINO ; MOSTRE
anno <1935>   pagina <875>
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La pace di Ouchy 875
XXI.
Il significato e i limiti del binomio autonomia-sovranità continuavano a formare la dibattuta materia di controversia fra Costantinopoli e Caux.
In una intervista con Fing. Nogara, il Presidente del Se­nato turco, Ferid Pascià, aveva dichiarato inammissibile che venisse salvaguardata la nostra sovranità; egli insisteva piut­tosto su una formula di autonomia con larvata sovranità al Sultano. Volpi fece immediatamente rispondere anche per conto di Giolitti che sapendo Ferid uomo illuminato non si rendeva conto della sua attitudine; che mai F Italia, a nessun patto, avrebbe accettato l'alta sovranità turca, sia pure no­minale; che la guerra a noi non recava alcun danno, avendo noi l'incontestato ed incontestabile dominio del mare; che potevamo per giunta proseguire le operazioni militari con un esercito sul piede di pace, dal momento che non avevamo sotto le armi che la normale forza di pace; che le nostre condizioni finanziarie ci consentivano di prolungare e intensificare la guerra senza limiti; infine in cauda venenum che il Con­siglio di prolungare lo stato di guerra poteva esser pervenuto soltanto da chi contava sullo smembramento della Turchia .
Ma Noradoughian seguitava a., divagare. Comunicò essergli state fatte serie aperture per la mediazione dal Presidente degli Stati Uniti, e affermò di propendere personalmente per la mediazione dell'Inghilterra o della Russia, o del­l'Inghilterra e della Germania insieme. Circa la formula di autonomia da noi proposta, ossia senza rappresentante del Sultano, dichiarò esser inconcepibile che la Turchia potesse accoglierla; al massimo, si sarebbe potuto concedere che il rappresentante del Sultano non fosse ereditario, ma rinnova­bile di periodo in periodo, e scelto dal Governo turco fra 3 o 6 persone proposte dall'Italia.