Rassegna storica del Risorgimento
HOLYOAKE GEORGE JACOB ; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1935
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pagina
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893
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La vittoria de La Maddalena nel 1793 893
Li 22 alle ore 9 del mattino quella fregata con tre felucconi diedero fondo tra 1 Isola di Sparagi e la punta di Sardegna. Da ivi con chiamate di cannone la Fregata andò successivamente radunando i legni di tutto il sno convoglio, e quindi sbar-cossi il nemico in quelF Isoletta abbandonata da noi come non atta alla difesa, ove s osservò dar la caccia al bestiame lasciatovi. Su l'ora del mezzogiorno la flottiglia nemica composta di 22 bastimenti: cioè una fregata, un brich, tre felucconi, una goletta, due polacche, due tarlane, ed il resto di legni mercantili di diverse specie, si ancorò tra Mezzo Schifo, e la punta ovest di quest'Isola; in qual situazione io fui in grado di cominciare a porre in azione il fuoco del Forte Balbiano su quella squadra; al nostro terzo colpo la fregata sparò con artiglieria di 36 sul forte, e su le nostre mezze galere nella cala, una delle quali, che fu Il Serpente , ricevette un colpo.
Tre felucconi e cinque gondole alle ore due e mezzo sotto la protezione del can-nonamento nemico passarono alla punta ovest di S. Stefano ove fecero sbarco, non potuto impedirsi dal nostro continuo fuòco dal forte Balbiano, comandato dal piloto Rossetti, e dalle mezze galere attesa la lontananza del passaggio di quei legni verso la detta punta. Il tenente Capitano di Milizia sig. Garzia d'Oaeglia che comandava la torre più vicina a quello sbarco, fece pure vivissimo fuoco, ma 1*artiglieria dei felucconi protesse fortemente la discesa nemica.
Mi diedi allora a distribuire le nostre in tutta la circonferenza di quest'Isola per preservarla dall'aggressione col formare cinque divisioni: La prima sotto la direzione del cavalier Vittorio Porcile, la seconda del sig. Bistolfo, rispettivi comandanti de e La Santa Barbara e del Serpente , la terza del sig. Baron Galera, la quarta del sig. luogotenente Barmann del reggimento Curten, comandante il dislocamento dell'Isola, la quinta di bassi ufficiali di bordo. Il feluccone, e tutte le gondole sotto lo sparo della fregata a piene bordate tentarono un disbarco alle Tegi su le ore 4 e mezzo, ma il cav. Porcile respinse quel tentativo con sommo coraggio.
Nella seguente notte feci trasportare dalla batteria Balbiano il più grosso cannone alla punta delle Tegi per tentare con palle infuocate d'allontanare da quelle vicinanze il nemico, ed aprirmi una comunicazione con la Sardegna.
Trovavansi le mezze galere troppo esposte alla forte artiglieria della fregata, e le feci passare alla cala di Sant'Andrea meno soggetta al fuoco nemico. Li Francesi avevano già eretto le loro batterie su l'Isola di S. Stefano, e potevano di nuovo mollo danneggiare i nostri legni che perciò feci rivolgere al lato della Moneta tra Caprera e quest'Isola. In questo passaggio soffersero un nembo di fucilate da la gente sbarcata in S. Stefano, che in contracambio ricevette dai nostri legni il maggiore fuoco possibile senza che abbiamo perduto noi un solo individuo. Nella notte del 22 il marinaio invalido La Grandeur dalla torre di S. Stefano passò intrepidamente al favor della notte in mezzo ai nemici nuotando; e venne a ragguagliarmi le circostanze dello sbarco de li francesi in queir Isoletta. La mattina del 23 cominciammo dalle Tegi a fare uso di palle infuocate contro la fregata con l'abile direzione del nocchiero Millelire e del capo cannoniere Manran; videsi ben presto quella nave colpita da quattro palle mettersi alla vela, con l'avere lasciato quattro ancore per sottrarsi alla portata del cannone, e andarsi ad ancorare seguita dal suo convoglio all'imboccatura del Porto di Villa marina. Pendente quel giorno il fuoco delle batterie nemiche di S. Stefano, non fu mai interrotto, e noi non cessammo di serbarci nella più grande attività in tutti i casi secondo le maggiori urgenze della difesa.
Nella notte venendo al di 24 io avevo fatto alzare una batteria sulla punta nera in Sardegna, tra il Capo dell'Orso e il Parau luogo atto a tormentare la squadra
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