Rassegna storica del Risorgimento

HOLYOAKE GEORGE JACOB ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <896>
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Myricm Riccio
R, Archivio di Stato di Torino.
Gazzetta di Torino del 27 marzo 1793.
Da Tempio di Sardegna, li 30 febbraio.
Lettera di un tempiese capitano di cavalleria miliziana (non c'è il nome ma è risaputo in tutta la Gallura che il rapporto fu redatto per conto del comando da capitano Carcupino) I) che si trovò alla difesa delle Isole Intermedie de La Maddalena e Santo Stefano).
Li 22 del cadente mese vi desi da questo luogo avvicinarsi alle isole de La Mad­dalena e Santo Stefano un gran convoglio di 20 vele francesi da guerra comandate da una grossa fregata. A tal vista si fece subito in questo luogo e nelle vicine campagne, invitare a suon di tromba tutta la gente capace di porto d'arme. Radunati che fummo ci avviammo al littorale e cammin facendo, ebbimo considerevoli aumenti di forze da tutti i villaggi dei contorni. Giunti sul lido vidimo con nostro gran dispiacere, l'isola di Santo Stefano già sotto l'oppressione del nemico, a cui la poca gente che vi era di presidio non potè fare valevole resistenza. Vi fu però un bravo isolano che combattendo uccise vari francesi con coraggio singolare, e che non avendo più altro mezzo di scampare dalla folla, onde si vide circondato, sotto una grandine di palle si buttò a mare e corse nuotando alle nostre mezze galere. Trovammo alla spunta Palau tre pezzi di cannoni fatti collocare in batteria dal Costantin comandante una R. galeotta; e siccome non potevamo col fuoco dei fucili offendere il nemico, ci appigliammo a fare il maggior uso possibile di quelle batterie, alfine di porla in stato di più viva azione facemmo portare da Tempio un gran mantice per roventare le palle, e chiedemmo al detto cav. Costantin gli altri ordigni necessari all'impresa.
Li 23 cominciammo a porre in esecuzione quelle batterie con palle infuocate dirette sopra la fregata, che fu ben tosto ridotta alla necessità di allontanarsi dalla situazione in cui stava col seguito del convoglio. Non essendo più noi in grado di danneggiare il nemico fuori della portata del nostro fuoco, ed annoiati di nostra ina­zione, si fece la scelta, tra noi di 400 ben risoluti d'attaccare petto a petto e di riven­dicare l'isolotta di S. Stefano e il Castello. Il cav. Thiesi nostro comandante, voleva unirsi a noi nell'impresa, ma le prudenti Milizie lo pregarono di non esporre maggior­mente la di lui persona troppo necessaria al comando e direzione delle rimanenti truppe che restavano in guardia del littorale. Quel corpo di 400 circa nomini col mezzo di legni approdò all'Isola di S. Stefano, ove appena sbarcati dovette sostenere la più viva zuffa coi francesi e coi corsi protetti dalle loro artiglierie. Il combatti­mento fu ostinato e lungo poiché durò tutto il giorno 23 fino alla sera più avanzata. Nel buio della notte i nemici, che già troppo avevano sperimentata l'irresistibile intre­pidezza dei nostri, stimarono di prepararsi alla fuga, e vollero eseguirla da un lato del­l'isola inaccessibile al nostro fuoco: avvertiti di ciò i tempiesi accorsero a quella parte, e li assalirono con tanto furore che li astrinsero all'abbandono il più precipitoso del Castello, dell'Isola, della loro artiglieria, degli equinacci. Il valore delle cose da essi lasciato è calcolato a 1500 e più scudi. Il mattino seguente, mentre il convoglio nemico fuggiva verso la Corsica inseguito dalle R. mezze galere, ma però il vento fresco le pose in salvo, si ebbe l'incontro di un bastimento bonifacino che volle fare resi­stenza con vari colpi di cannone; ma dopo la morte di 20 uomini dell'equipaggio, composto di 36, dovette arrendersi a noi.
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i) Memorie, del dot. CLAUDIO DE MARTIS DI TEMPIO.