Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO ; GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1935>   pagina <902>
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902 Egilberto Martire
ha potuto scrivere del Bassi: ...anima naturalmente satura di religio­sità, che si direbbe morbosa, ma che quasi irresponsabilmente amava rasentare i baratri, destando in lui impeti di sentimenti e di passioni formidabili ; pronto a tutte le suggestioni dell'ardimento, facile alle seduzioni dell'applauso, il Bassi è un romantico scapigliato, che, a detta dei superiori, è nato per combinare imprudenze e ragazzate; lo si accusa di non restare insensibile agli stimoli della vanità peccato capitale dell'oratore e alle vampate del sentimentalismo; ma nulla, nelle accuse più crude (e crudissima quella d'essere legato alla Masso­neria), tocca la fondamentale correttezza del suo costume sacerdotale; e sempre, nella sua profonda religiosità, anche in faccia alla morte, sa trovare l'ammirabile energia per non maledire, pur tentato da duris­sime circostanze, la vocazione abbracciata spontaneamente.
Del Gavazzi, il P. Bonito nella preziosa Biblioteca Barnabitica, offre una compiuta notizia bibliografica e scrive circa gli anni passati dal Gavazzi fra i Barnabiti: ...dal carteggio generalizio ms. ci appare come un soggetto turbolento, difficile, cupido spesso di quel mondo al quale aveva dato addio, intrattabile talora e riottoso, quando sem­brava cedere e inchinarsi, infinto o almeno volubile. Studente, inse­gnante, predicatore... non passa quasi anno che non debba essere richia­mato all'ordine, ora per la troppa libertà di parola, ora per aver lasciato il collegio a lui assegnato ed essersi senza licenza recato altrove . *)
Analogie nelle vicende esteriori. Anche per il Bassi non passa anno, si può dire, che non sorga attorno a lui l'incidente e che l'Ordine non debba intervenire. Sono due vivaci che occorre sorvegliare.
Il P. Peda, generale dei Barnabiti, scrive da Roma al P. Grampini preposto del Collegio di Alessandria, ove i due si sono incontrati: Essendomi noto il carattere vivace dei due Religiosi (PP. Bassi e Gavazzi) di cui mi fa menzione nella stimatissima sua, veggo bene esser necessario che la R. Y. usi con essi loro di tutte quelle industrie che la prudenza cristiana suggerisce a discreto ed avveduto superiore. Alla illuminata carità quindi di lei li raccomando onde fra essi non sieno per rinnovellarsi atti che possino (sic) turbare la domestica pace e produrre scandalo al di fuori.2)
E in una lettera del mese dopo, lo stesso P. Peda, si dice conso­lato scrivendo al Grampini delle buone notizie avute circa la
i) P. G. BOFFITO, Biblioteca, ecc. II (p. 148-154).
2) Da una lettera del P. Peda, 20 gennaio 1834, nel Registro delle Lettere del P, Peda, e te. in Archivio Generalizio di Roma.