Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO ; GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1935>   pagina <916>
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916 Egilberto Martire
ciarlatano e scostumato che il Minghetti gli riconosceva, alla faci­lità di ordire intrighi, di combinare menzogne e trucchi sopratutto per mantenere alla sua parola irruente e violenta il favore della piazza.
E difficile non riconoscere esatto il giudizio di Mazzini che in una nota lettera (giugno 1850) a Felice Foresti, a New York, allude a quell'imbroglione del padre Gavazzi.
H Conti avverte, è vero, che la franca adesione alla monarchia, nella campagna del '60, procurò al Gavazzi Vodio politico dei repubblicani, i quali mai gli perdonarono finché visse, l) ma è pur vero (a prescindere dal giudizio mazziniano, pronunziato quando nel dissidio repubbli­canomonarchico il Gavazzi non era ancora entrato) che a Napoli furono precisamente i monarchici che dovettero prendere provvedimenti con­tro la predicazione patriottica di lui.
I servigi che egli dovette rendere alla causa della monarchia apparvero finalmente, inferiori ai danni. E il generale Turr fu costretto ad intervenire per rintuzzare le intemperanze oratorie di lui; 2) e il dittatore Farini dovette intimargli di abbandonare la chiesa di S. Seba-stianello nella quale teneva concioni e culti anticlericali. Il Gavazzi non rispose all'intimazione e non consegnò la chiesa al generale Tapputi, delegato dal dittatore a prenderne possesso e restituirla al clero catto­lico; la chiesa, dunque, fu aperta con la forza, e al Gavazzi restò la chiave, che ritenne come memoria.
Alla fine di maggio del 1861, il Gavazzi abbandonò Napoli e iniziò, da Firenze, senza veli e senza reticenze, la propaganda protestante. La sua predicazione patriottica era finita.
EGILBERTO MARTIRE
!) CONTI, op. e, pit. 102.
2) Il D'Ovidio, che aveva conosciuto il Gavazzi a Napoli e aveva provato per Ini una infantile simpatia, a dimostrare che uomo avventato ei fosse , ricorda una con­clone da Ini tenuta in piazza e terminata al grido: abbasso San Luigi Gonzaga! Una altra volta, nella medesima piazza, s'adoperò a dimostrare che bisognasse radere al suolo tutti i castelli di Napoli, ed esortò l'uditorio a recarsi in massa sotto i bal­coni del Gran Comando a gridare abbasso i castelli/... Il giorno dopo, il generale Turr mise fuori un manifesto, in cui consigliava al popolo di non dar retta a certe sugge­stioni, e di considerare come nemici della libertà quelli che gliele facessero. Nella predica successiva, il Gavazzi replicò protestando ch'egli non era mai stato e non sarebbe mai nemico del popolo . Notai la malizia del tribuno, di ripetere inesatta­mente la frase del Tiirr, per meglio conciliarsi il popolo, a cui appunto parlava . F. D'OVIDIO, Rimpianti, Sandron, ed., Milano, ecc., 1903, p. 444.