Rassegna storica del Risorgimento
BASSI UGO ; GAVAZZI ALESSANDRO
anno
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1935
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pagina
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917
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La predicazione patriottica dei barnabiti Bassi e Gavazzi 917
I.
Lettera di Mons. Cadolini al P. Caccia.
(25 maggio 1847).
Reverendissimo Padre, Con immenso piacere ho letto quanto V. P. R.ma mi annunzia col suo pregiato foglio ultimamente favoritomi. Il P. Gavazzi è stato subito avvertito, come spero, dal P. Gasoli che certamente ritrovasi a Sanseverino. Ottima e prudentissima è la risoluzione di chiamarlo in Roma. A me qui disse nefl unica volta in cui lo vidi in questo mese che bramava la destinazione a cotesto Collegio, ove non mancano uomini dotti e cauti i quali rivedano, correggano, ed anche riprovino le produzioni di un ingegno acuto, erudito e pronto, ma bisognoso di freno. Dopo la gita a Senigallia, è passato per Ancona; io non l'ho riveduto: di qui è volato a Macerata, ove stimolato da alcuni giovani amici del tempo corrente ha predicato fra plausi nella chiesa delle Vergini in mezzo a numerosissima udienza, che è rimasta attonita, in ascoltarlo. Monsignor Delegato Apostolico qua venuto mi ha parlato con vero fremito sulle proposizioni dette contro Gregorio XVI e a gloria dell'Italia. Il soggetto del Sermone e l'augustissimo Sacramento esposto si sono lasciati quasi in oblio. Nel di seguente lauto desinare imbandito all'oratore ha suggellato l'aringo. Il Panegirico di S. Francesco di Paola si è stampato in Loreto e merita di esser letto per ricreazione. Ho già annunziato a questo signor Gonfaloniere conte Peruzzi che proponga altro banditore evangelico per la futura quaresima.
Due geni singolari ho conosciuto nella mia carriera vescovile, entrambi Barna biti, Bassi e Gavazzi. Il primo con circospezione ed eleganza somma sermoneggiava, soffrendo di tratto in tratto qualche ecclisse passeggera di vera imprudenza: nel contegno però fuori del pulpito era troppo inclinato a piacere al bel sesso, cui allettava colle poesie e suono di pianoforte. Il secondo non conosceva briglia alla eloquenza democratica, censurava i Governi ed eccitava i loro rappresentanti a ricorsi al trono. Lungi dal pergamo si dimostrava di eccellenti costumi, inteso al servizio della Chiesa, e nella mensa assai sobrio (sic) purché un buon desco di maiale non gli mancasse. Tutto ciò dico in celia per regola di cotesto P. Vicario. Ringrazio V. P. R.ma per la fiducia che palesa verso di me, ed anche a Lei protesto che sono tenerissimo per la nostra Congregazione da cui ripeto ogni onore che ho. Mi raccomando alle sue sante orazioni. La prego di ricordarsi che l'attende il Santuario di Nazaret e rimembrare il proverbio: Chi va a Loreto e non passa in Ancona, vede la casa e non la padrona . Sono con distinta stima di Vostra Paternità Rev.ma
Servitor vero Antonio Maria Card. Vescovo di Ancona
Ancona, 25 maggio 1847.
Dal Registro delle Lettere ricevute dal P. Caccia 1847.
II.
Lettera del P. Venturini al P. Caccia.
Bologna, 26 aprile 1848. B. Scrivo a mala pena dal letto, dove una infiammazione varicosa mi trattiene da due giorni; male nuovo per me: l'ho portato in piedi finché ho potuto; ma in fine ho ceduto al dolore e il medico mi ha spaventato, se non tardava a curarmi.
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