Rassegna storica del Risorgimento
BUONCRISTIANO VINCENZO ; IANNARELLI GENNARO ; FRANCO ANTONIO ;
anno
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1935
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pagina
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969
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LIBRI E PERIODICI
CABLO MOHANDI, Relazioni di ambasciatori sabaudi, genovesi e veneti durante il periodo della Grande Alleanza e della Successione di Spagna {1693-1713 a cura di C. M. (Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto Storico Italiano per l'età Moderna e Contemporanea); Bologna, Zanichelli, 1935, in-8, pp. LXIV-278.
Sotto gli auspici dell'Istituto Storico Italiano per l'età Moderna e Contemporanea e a cura di uno dei nostri più competenti e profondi studiosi del Settecento italiano, è uscito in questi giorni, per i tipi della casa Zanichelli, il primo volume della serie Fonti per la Storia d'Italia che raccoglie undici lunghe ed importanti relazioni di a mbasciatori sabaudi, genovesi e veneti, fin qui inedite e sconosciute, relative al periodo della Grande Alleanza e della Successione di Spagna. Il volume, preceduto da un'ampia e acuta introduzione del Morandi, nella quale l'A. indaga, con ricchezza di osservazioni sottili e precise, le caratteristiche della diplomazia europea ed italiana tra il Sei e il Settecento e l'importanza storica e politica delle relazioni degli ambasciatori in parola, rintracciando le influenze e le derivazioni che certe relazioni a stampa hanno avuto nella elaborazione di queste, e ricercando le fonti di certi apprezzamenti e giudizi su popoli e paesi che si trovano nella publicistica europea del tempo; curato fino nei dettagli più minuti e meno appariscenti, e corredato di un prezioso indice analitico ricco di cenni biografici, non contiene che le relazioni sulle Corti, perchè il Morandi ha preferito omettere del tutto, salvo quei pochi cenni indispensabili alla comprensione dei fatti, la parte relativa alle trattative politiche particolari svolte dai singoli ambasciatori, la quale troverà la sua adeguata illustrazione in un altro apposito volume che conterrà le illustrazioni e i carteggi riguardanti il corso cotidiano e il progressivo sviluppo delle trattative. Le note strettamente essenziali che corredano il volume, più che a servire a disquisizioni erudite, sono rivolte ad arricchire, o ad integrare il documento, attingendo altri elementi da altre fonti archivistiche.
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Con Westfalia s'inizia un periodo aureo per la diplomazia. Gli ambasciatori, ripeto
col Morandi, non sono più dei semplici negoziatori occasionali, ma gli interpreti de]
prestigio di una nazione. La diplomazia francese, duttile e perseverante, con salde
tradizioni, serve di modello a tutta Europa, Quella italiana, sprovvista di mezzi, è
neli'impossibilità di camminare sulle orme della vicina; ma se riflette in sé la crisi
politica che alla fine del Seicento e agli albóri del Settecento investe tutta la penisola,
e se qualche volta si esaurisce nelle lunghe e interminabili questioni di precedenza e
di cerimoniale, conserva però sempre in potenza il desiderio di poter partecipare più
direttamente alla vita internazionale, in difesa dei diritti delle singole Corti. Di tutti
gli Stati quella che nella penisola appare più solida, più organizzata, più ricca di energie
e di vitalità, è la sabauda; la veneziana, la mantovana e la fiorentina, che avevano
brillato di vivida luce nel Cinquecento, agonizzano. Modena e Parma sono ridotte
ad una vera funzione passiva. La diplomazia romana è ancora compatta ed efficiente,
ma la scaduta autorità politica del Papato nel quadro della vita europea ed il costante
salire delle diplomazie di paesi protestanti l'ostacolano e le impediscano di mantenere,
ae non di consolidare, quella funzione mediatrice e arbitrale che aveva avuto per tutto
il XVI secolo. Lo Stato sabaudo, grazie all'opera di Emanuele Filiberto, di Carlo
Emanuele I e di Vittorio Amedeo II, s'è inserito più profondamente, come forza