Rassegna storica del Risorgimento
BUONCRISTIANO VINCENZO ; IANNARELLI GENNARO ; FRANCO ANTONIO ;
anno
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1935
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970
Libri e periodici
operante, nel quadro della politica internazionale; mentre a contatto delle mutevoli vicende della politica e delle necessità più urgenti la diplomazia si è rinvigorita, ha accresciuto i suoi quadri con diplomatici specializzati negli affari di singoli stati e si è migliorata in profondità, sino a creare addirittura una classe politica in gran parte buona nel Piemonte.
Compiti meno urgenti che la diplomazia di Vittorio Amedeo II, deve invece svolgere quella genovese, rivolta di prevalenza a trattare e a tutelare interessi economici, risolventisi poi in questioni politiche, specialmente presso le Corti di Madrid e di Londra, a difendere privilegi pubblici e privati, a neutralizzare la politica piemontese e a risollevare il prestigio di Genova dinanzi alle potenze. L'accresciuto lavorio diplomatico di queste due Corti si rileva dalle relazioni che gli ambasciatori, sull'esempio della diplomazia veneta, usavano fare al termine della loro missione; relazioni più complete e complesse di quelle classiche del Cinquecento, non solo perchè tengono conto, come nota acutamente il Morandi, di elementi prima trascurati, ma sopratutto perchè studiano la Corte e i ministri in relazione al paese e alla condizione del popolo; più metodiche e scientifiche, ricche di osservazioni e di dati economici e finanziari e di acute considerazioni sulla vita delle classi sociali e sul loro apporto alla vita pubblica, sul predominio ecclesiastico giudicato come fattore di decadenza, ecc. Più particolareggiate sono le relazioni sabaude; più letterarie e spregiudicate, anche se mancano di rilievo e di acutezza di giudizio, quelle di Venezia su Roma, notevoli specialmente per il senso della scaduta autorità del Papato nella vita italiana che riflettono. In alcune, come nella relazione diplomatica di Benedetto Viale, ambasciatore genovese in Olanda e in Inghilterra, predomina l'indagine della vita politica.
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Le relazioni sabaude che il Morandi pubblica sono quattro, alle quali si deve aggiungere quella del Mellarède su l'Inghilterra (1713), edita già dal Carutti. La prima è quella del conte Giambattista Operti, il quale fu agente diplomatico sabaudo in Napoli dal 1690 al 1697 con l'incarico pubblico di ottenere che il Viceré mandasse senza ritardo le galere a Genova con i sussidi di armi, di danari e di viveri per sostenere la guerra in Piemonte, e quello segreto di raccogliere dati, giudizi e sentimenti, in previsione della sorte che il futuro avrebbe riservato alla Corona di Spagna senza eredi e ai suoi possessi italiani. Essa si presenta come un'ampia descrizione geografica economica e politica del Vicereame di Napoli. Due altre riguardano la Spagna: una del conte Balbis di Vernone (1696), diplomatico zelante e intelligente, e conoscitore profondissimo dei vari problemi riguardanti il Milanese, verso il quale si rivolgevano le tradizionali aspirazioni sabaude, mandato alla corte di Madrid nel 1695 con l'incarico di ottenere il governo dello Stato di Milano per il Duca di Savoia, senza che però la missione avesse esito alcuno; la seconda (1711) del marchese Trivié, inviato in missione straordinaria nel 1707 con l'incarico di esigere da Carlo III l'esaudimento di vari impegni e di Carsi un preciso concetto della situazione spagnuola in un momento storico cosi eccezionale come era il conflitto tra Borboni e Asburgo, esamina le condizioni generali del paese dedicando parte della relazione all'esame della vita catalana. La quarta relazione, dovuta al conte San Martino di Baldissero (1713), inviato in Austria per appianare alcune difficoltà giuridiche tra le due corti in Italia, è assai ampia ed importante non solo per essere una delle poche che diplomatici sabaudi hanno scritto su l'Impero, ma come fonte storica, per la mancanza delle relazioni venete su Vienna.
Le relazioni genovese, quasi sempre composte di tre parti (una relativa al cerimoniale e alle norme di protocollo, un'altra al bilancio dei negoziati svolti e la terza riguardante più propriamente la Corte straniera) sono cinque. Due sulla Spagna: una di Francesco de Mari (1693) e l'altra, del 1704, di Ambrogio Imperiale, notevole perchè