Rassegna storica del Risorgimento
BUONCRISTIANO VINCENZO ; IANNARELLI GENNARO ; FRANCO ANTONIO ;
anno
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1935
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972
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972 Libri e periodici
da tempo e che le era stato riconosciuto nei trattati di pace di Vienna e della Quadruplice Alleanza, sia per gli antichi, continui tentativi che Genova aveva fatto per sottrarsi alle dipendenze imperiali; antagonismo d'interessi col Piemonte, il quale aveva aspirato sempre ad aprirsi una via al mare e avanzato pretese sulla Corsica; e diffidenza ostile contro 1* Inghilterra, che agognava all'assolato incontrastato dominio del Mediterraneo.
La Rivoluzione francese aveva prodotto anche in Genova, come in quasi tutti gli Stati della penisola, fermenti d'idee nuove e contribuito a consolidare in molti spiriti raffermarsi d'esigenze politiche e spirituali che fino allora non avevano mai sentito o sentito molto confusamente. Giacobini e settari, stipendiati dalla Francia, tenevano desto il fermento. I malcontenti erano molti. Medici, notai, professori, funzionari, ecc. volevano riformare le leggi costituzionali della Repubblica, fin dal 1528-accentrate nelle mani dei nobili, ad esclusione della borghesia, la quale nei traffici con l'estero e nelle industrie aveva acquistato ricchezze e influenze, ed aveva, quindi, esigenze da rivendicare. Molti studiosi erano in relazione coi Giansenisti. Si traduceva D'Alembert, si rappresentavano commedie francesi e tragedie dell'Alfieri. Il Governo, preoccupato della cosa, aveva tentato di reprimere questo dilagare d'idee sovvertitrici della pubblica quiete e delle vecchie istituzioni, con ammonizioni e col carcere. I fogli di propaganda erano letti e discussi in Genova. Contro l'oligarchia si pubblicavano scritti e si formavano clubs rivoluzionari. Loggie massoniche erano state istituite in Genova fin dal 1736. Molti patrizi, pur di abbattere l'oligarchia, erano disposti ad allearsi con la borghesia e a sollecitare l'intervento francese. Nizza era diventata rifugio di tutti i profughi italiani. Carlo Lauberg (recentemente illustrato dal Croce) era in relazione con C. G. Serra e tendeva a coordinare gli scopi della massoneria meridionale con quella dell'Italia centrale. Il Ranza era riuscito a introdurre il suo giornale R Monitore Politico e Letterario, mentre le lettere di G. B. Serra, profug o in Francia, suscitavano negli animi degli Inquisitori impressioni e turbamenti profondi.
Fallita la rivoluzione antioligarchica del 1794, interrotta la campagna francese al Colle di Tenda e abbandonato dalla Francia il progetto di marciare verso Genova; se il Serra frenava la sua propaganda rivoluzionaria e con l'esiguo gruppo d'unitari pensava che l'Italia deve fare da sé, non cessava però in Genova il malcontento ed il disagio spirituale, che si andava anzi sempre più accentuando in tutti gli strati sociali. Anche nel clero sorgevano sostenitori delle nuove idee. I commercianti, danneggiati nei loro interessi dal blocco inglese, tentarono di forzare la Repubblica a dichiararsi per la Coalizione. Nobili liberali e borghesi volevano, anche a costo di una rivoluzione, attuare la riforma costituzionale della Repubblica nei riguardi della politica e mantenere neutralità nei rapporti internazionali: neutralità che sconfinava però nella simpatia e nell'amicizia verso la Francia. Questo gruppo dei così detti neutralisti era costituito dalla maggioranza.
Intorno a questo periodo le pressioni diplomatiche delle potenze coalizzate e della Francia rivoluzionaria per decidere la Repubblica ad uscire dalla neutralità, proclamata fin dal 1 giugno 1792, si fanno più serrate. L'Inghilterra è quella che dirige la campagna contro Genova per affrettare la caduta di Tolone ed impedire un'invasione francese lungo la riviera di Ponente. Le richieste inglesi, appoggiate da una flotta di dodici navi, non allarmano però il governo, il quale da due secoli ha contese territoriali col Piemonte e teme che questo, entrato in Coalizione, voglia ingrandirsi ai danni della Repubblica; tanto che, quando il 5 ottobre del *93 le minaccie del minis tro inglese Drake e dell'ammiraglio spaglinolo si fanno perentorie e pongono strettì termini ad una risposta concreta, e una nave inglese assale proditoriamente nel porto di Genova una nave francese, suscitando un grande fermento nella cittadinanza e