Rassegna storica del Risorgimento
BUONCRISTIANO VINCENZO ; IANNARELLI GENNARO ; FRANCO ANTONIO ;
anno
<
1935
>
pagina
<
973
>
Libri e periodici 973
nei sudditi e marinai francesi allora residenti in Genova, il governo reagisce contro la prepotenza inglese e i membri del Minor Consiglio dichiarano di voler difendere a tutti! costila proprialibertà ed indipendenza. Le trattative iniziate col ministro inglese s infrangono davanti alla ferma volontà della Repubblica di non venir meno alla garantita neutralità e protezione accordata alle navi di tutte le nazioni. Il Drake, vista la mala parata, ritorna alle lusinghe, ma la maggioranza, nonostante l'opinione di molti membri del Consiglio e del governo, propensi ad entrare nella Coalizione, insiste perchè non si receda dalla proclamata neutralità. Un secondo ultimatum dell'Ammiraglio inglese di espellere entro 24 ore il rappresentante francese e i suoi aderenti e di bloccare il porto se il governo non deliberava di rifiutare asilo ai nemici delle potenze coalizzate, determinava la città ad approvare la risoluzione di aderire in massima alle potenze coalizzate, dopo lunghe, violente ed infiammate discussioni; ma il partito dei neutralisti}) sconfitto aveva di lì a poco la rivincita riuscendo a far respingere una insidiosa proposta del Drake, che cioè la Repubblica accordasse intanto il passaggio nei propri territori a quattro divisioni austriache, ciò che equivaleva ad un'aperta dichiarazione di guerra alla Francia. Senonchè, davanti all'atteggiamento di quest'ultima, che dichiarava la Repubblica responsabile degli incidenti accaduti e alle misure di sequestro poste sui bastimenti genovesi in Nizza, Genova cercava il più possibile di ridurre l'effetto della sua determinazione, fino al punto di notificare ai propri rappresentanti all'estero che la risoluzione adottata era stata imposta dalla forza e che lo scopo suo era sempre rivolto a conservare la neutralità.
Dileguate le speranze di una pronta conclusione, il Drake presentava un terzo, un quarto e un quinto ultimatum, facendoli appoggiare dai rappresentanti spagnuoli, con nuove reiterate minaccie. Ma oramai queste non impressionano più i Genovesi, che sanno come l'offensiva diplomatica della Coalizione si riduca ad un duello tra la preponderanza inglese e l'indipendenza della Repubblica. Il blocco, rifacendosi alla esperienza della guerra del 1746, è dichiarato ineseguibile; il bombardamento della città, dopo gli esempi di Cagliari e di Oneglia, non temibile. Il governo, dominato, si può dire, dalla corrente neutralista, adotta la condotta di trattare direttamente con le Corti e di mettere da parte il Drake; rinforza le batterie per far fronte ad un eventuale attacco e si atteggia a paladino della propria indipendenza contro la prepotenza e l'egemonia inglese, tanto che il 10 novembre '93 il Drake, scornato, è costretto a lasciare la città insalutato ospite, mentre la politica di Genova s'orienta nel senso d'isolare l'Inghilterra e di affrettare, nei suoi riguardi, lo sgretolamento di una coalizione, rivelatasi una debole compagine di potenze diffidenti e rivali. Anche l'Austria, dopo i tentennamenti della Spagna, incomincia a nicchiare e a non vedere altra salvezza per i suoi possedimenti in Italia che nella neutralità genovese. Il Piemonte solo persiste, spinto da ragioni di predominio, a fomentare attriti in Genova e a metterla in mala luce presso la Francia per farla recedere dalla sua neutralità, mentre il ministro inglese a Torino propone alla Repubblica di mandare rappresentanti a Tolone per discutere tutte le ragioni di contrasto tra Genova e Londra. Ma la città, dopo l'atteggiamento di Madrid e di Vienna, non accetta e fa presente che risponderà soltanto alla Corte inglese direttamente. E con uguale fierezza risponde al ministro austriaco quando, dopo la caduta di Tolone, ordina alla Repubblica, a nome del suo governo, di spedire diecimila uomini alla difesa di Ventimiglia. Una parte della flotta inglese insiste nel blocco tra il malcontento della città. Alla violenza si risponde con la violenza. Gli Inglesi intercettano il commercio e le batterie sono costrette più volte ad intervenire* Le proteste da una parte e dall'altra non ottengono nessun risultato. L'effervescenza contro gli Inglesi aumenta ogni giorno, tanto che il governo, dinanzi a questo stato di cose, per ribattere le accuse che gli piovono da ogni parte, sente il bisogno ài spiegare al pubblico la sua linea di condotta. Corrono pericoli di guerra aperta, alla quale Genova mostra di piegarsi, a giudicare dai preparativi d'indole militare e finanziaria che va effettuando.
a