Rassegna storica del Risorgimento

BUONCRISTIANO VINCENZO ; IANNARELLI GENNARO ; FRANCO ANTONIO ;
anno <1935>   pagina <975>
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Libri e periodici 975
sensibili e audaci nelle città federate, prova evidente della immaturità dei popoli' al nuovo regime dì libertà e delle gravi esigenze, specialmente d'ordine economico e finanziario, che esso recava con sé. Ben s'avvide Napoleone che la Cispadana non poteva reggersi e, maturando un consiglio che era nell'animo dei miglioripatriotti, fra i quali l'Aldini convinto unionista, e che rispondeva al vasto concetto di tutta la sua politica personale in Italia, provocava dal Direttorio francese la sanzione alla definitiva unione della Repubblica Cispadana alla Cisalpina, forzando, secondo la logica degli avvenimenti della campagna vittoriosa e secondo quello spirito di fer­vore rivoluzionario che avvicinava tutta la sua opera di stratega e di statista, la. gretta opposizione degli elementi pavidi e misoneisti.
La lettura degli Atti, a dir vero assai minuti ed analitici, non solo interessa pei contrasti che vi affiorano, ma più assai per l'idea evidente che rendono delle infinite difficoltà di adattare un regime di libertà costituzionale a uomini piuttosto ligi alle questioni e agli scrupoli teorici che non decisi ad affrontare i molti problemi sorgenti con avveduto senso di praticità e con vero coraggio civile. D'altra parte è ovvio pen­sare, e questi Atti ne danno piena conferma, che nei Congressi cispadani dovesse coz­zare la mentalità delle minuscole aggregazioni di patri otti usciti allora allora dal guscio dei municipi, contro la vastità dei problemi inerenti alla formazione di un-grande stato, e contro la costituzione francese dell'Anno terzo, che incombeva su tutte le discussioni, come un modello, dal quale non si poteva legittimamente derogare.
Opportunissime note biblio-biografiche accrescono il valore del volume, che fa desiderare quanto l'ottimo Zaghi ci promette: un ampio studio sintetico sulla Repub­blica Cispadana
GIOVANNI NATAU.
ADELVALDO CREDALI, Romagnosi; Modena, Guanda, 1935-XIII (collezione Problemi d'oggi), in-8, pp. 192, L. 10.
È un volumetto di agile e interessante lettura: un profilo del Romagnosi forse un po' esteriore, nel senso che il pensiero filosofico, giuridico e politico non è studiato-nella sua genesi e nel suo sviluppo organico. Delle opere del Romagnosi è riassunto, con brevi cenni, il contenuto, con lo scopo di completare i dati biografici, chiarendo al lettore con sobria efficacia i rapporti tra l'uomo e il pensatore, tra la vita e la scienza.
Ma l'A. ha compiuto pazienti ricerche archivistiche, ed ha avuto il merito di porre in luce e di coordinare elementi nuovi o solo parzialmente noti. La biografìa giova sopratutto ad inquadrare questi dati e documenti inediti, facendone dimenti­care il carattere frammentario e collegandoli con una garbata esposizione.
Lo studioso troverà in alcune lettere, ora pubblicate dal Credali, nuove testi­monianze del profondo sentimento di italianità che animava il Romagnosi. Quando-si trova nel Trentino si lagna di sentire troppo parlare della Germania e di Vienna: della mia cara Italia non ho persona che mi faccia menzione ; ne chiede quindi notizia agli amici, e aggiunge: Non vi faccia stupore... qui si parla dell'Italia, come di un paese straniero... (cfr. p. 27). Ma evidentemente il Romagnosi si sente un po' spaesato ed eccede in pessimismo, perchè noi sappiamo, da altre fonti non sospet­tabili, che durante il Settecento nel Trentino non mancarono le voci di italianità e la coscienza d'una patria comune.
Una buona parte del libro è occupata dai quattro costituti (che il Luzio riassunse nel volume sul processo Pellico-Maroncclli) di cui l'ultimo è seguito dalle Osservazioni di difesa dello stesso Romagnosi. È noto che il Romagnosi fu assolto dai vari capi di imputazione, sfuggendo cosi alla sorte serbata agli altri carbonari. Ma è interes­sante ritrovare nelle pagine dei costituti l'abile dialettica dell'insigne giurista messa a dura prova dallo spietato interrogatorio di un suo ex-discepolo, il Salvotti.