Rassegna storica del Risorgimento

BUONCRISTIANO VINCENZO ; IANNARELLI GENNARO ; FRANCO ANTONIO ;
anno <1935>   pagina <984>
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Vita deW Istituto
fissarsi le bandiere e ogni anello portaun nu mero corrispondente a quello del Reggi­mento a cui ogni vessillo appartenne.
La sala è illuminata da una tenue luce dorata diffusa dai grandi lampadari rica­vati dal bronzo dei cannoni. Le porte della custodia, una a destra e una a sinistra ,sono aperte per far entrare e uscire gli alfieri che dovranno collocare al loro posto le bande Queste accolte da un profondo silenzio religioso entrano nella sala e si schierano di fronte al Re levate in alto dagli alfieri. Quelle dei Reggimenti ricostituiti hanno per alfieri gli ufficiali della Brigata granatieri di Sardegna.
A un tratto si ode la voce chiara e ferma del Duce che ordina: deponete i vessilli!)). L'ordine è eseguito con un movimento simultaneo dagli alfieri e cosi in un minuto le custodie si riempiono delle insegne gloriose i cui colori splendono sul fondo cupo delle muraglie. Si passa quindi a un altro episodio: quello che consacra la rico­stituzione dei 16 Reggimenti.
Il Duce seguito dal gen. Bronzuoli, va verso la prima custodia e, mentre un uffi­ciale dice il numero del Reggimento toglie la bandiera dall'anello e la consegna all'al­fiere. Orale sedici bandi ere salutano il Re e poi scendono nella cripta e vanno a inchinarsi davanti alla tomba del Soldato Ignoto su cui si alza l'immagine in mosaico di Cristo.
Il Re, i Principi, il Duce, il Governo e i Marescialli d'Italia scendono con loro e si fermano davanti all'altare di pietra del Grappa su cui ardono sei ceri. Si svolge il rito della consacrazione dell'altare, che è celebrato da mons. Giordani, vescovo del­l'Opera nazionale Balilla, assistito dal padre guardiano del vicino Convento dell'Ara Coeli al quale rimane affidata la custodia religiosa della cripta.
Quando il rito finisce, le sedici bandiere e il corteo reale escono dalla cripta e ritornano sulla piazza antistante la tomba del Soldato Ignoto, dove nel frattempo è stato elevato un altare provvisorio sul quale gli alfieri depongono i vessilli. Mons. Barto-lomasi, ordinario militare d'Italia, assistito da mons. Trozzi, cappellano della Marina e dell'Aeronautica, procede alla benedizione dei vessilli e recita l'Oremus prò Rege. Quindi il Re, che è solo presso l'altare, prende uno dopo l'altro i sedici vessilli, li addossa per un attimo al petto e poi, flettendo con gesto energico le braccia, li affida ai comandanti dei Reggimenti ricostituiti, mentre ogni volta rullano i tamubri. Dalle mani dei comandanti i vessilli passano in quelle degli alfieri dei rispettivi Reg­gimenti e, dopo essersi inchinati nuovamente davanti alla tomba, si schierano al passaggio del Sovrano. La cerimonia è finita.
Prima il Re e poi il Principe risalgono sulle carrozze reali. Si riforma il corteo e si dirige al Quirinale, passando fra le schiere che eseguiscono il Saluto al Rei mentre la folla acclama freneticamente, unendo il suo saluto a quello dei reparti inarmi.
Anche il Duce lascia quindi l'Altare della Patria e rientra a Palazzo Venezia, dinanzi al quale poco dopo ripassano fra entusiastiche acclamazioni i vessilli dei Reg­gimenti d'Italia che ritornano alla Reggia preceduti dalle musiche che intonano la Marcia Reale e Giovinezza, mentre le truppe schierate presentano le armi.
Al Saluto al Duce! , ordinato dai comandanti dei reparti, risponde ampio e vigoroso l' A noi! della Milizia e delle formazioni giovanili. La folla si abbandona a una travolgente dimostrazione e anche di lontano, con le acclamazioni, giunge il nome del Duce ripetuto in cadenza .
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