Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA ; POERIO ENRICO ; MALTA
anno <1935>   pagina <15>
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Enrico Poerìo - Cenni sulla vita e le opere di un esule, ecc. 15
Eguagliare l'Alfieri per il Poerio, molto più patriota che poeta, era un compito troppo arduo se non del tutto impos­sibile, considerando inoltre che egli voleva trarre dall'argo­mento alfieriano un libretto da musicare, e che a quei tempi gli endecasillabi non si cantavano.
L'Alfieri, inoltre, componendo l'Antigone, continuava l'ar­gomento del Polinice tanto che molti fatti che giustificano l'ira di Creonte nell'Antigone si riferiscono al Polinice, Il Poerio per evitare questi riferimenti, tolse molte cose, come per esempio l'intervento di Teseo, re di Atene, vendicatore degli insepolti, invece del quale egli crea una rivolta dei tebani con a capo Emone, figlio del tiranno e innamorato di Antigone. Per il senso morale a cui tendeva il Nostro, gli era più utile l'insurrezione dei tebani che l'intervento estraneo di Teseo. Il nostro ottocentista aveva bisogno di azione per farsi intendere bene dal popolo, mentre l'Alfieri, come è noto, si mostra scheletrico, tanto che il primo atto non contiene che il dialogo fra Antigone e Argia, il quale serve opportuna­mente a narrarci gesta e fatti accaduti prima, e che il Poerio in gran parte tralascia.
Nell'Alfieri, infine, il principio movente di tutto il dramma si concentra intorno all'incesto di Giocasta col figlio Edipo. H Poerio non ne fa la minima menzione.
II primo atto si svolge in uno spianato conducente al campo di Tebe ove si trovano gli insepolti cadaveri degli Argivi. Alcune guardie stanno a vigilare. Eurimedonte, confi­dente del tiranno Creonte, intima loro di vigilare attenta­mente:
Perchè niun venga ad ardere
La non concessa pira
Alle insepolte ceneri
Di chi già reo morì.1J
i) Op. eit.t p. 130.