Rassegna storica del Risorgimento
BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno
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1935
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pagina
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31
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Enrico Poerio - Cenni su la vita e le opere di un esule, ecc. 31
Ma Bentivoglio lo conforta:
...Se cade in schiavitù Fiorenza, Il dì certo verrà che a libertade Per sempre torni con Italia tutta.1J
Durante il soggiorno in Toscana, Enrico Poerio potè forse leggere l'iscrizione ricordante l'atto magnanimo della Maz-zanti posta all' Incisa, che citerò in nota più giù. Inoltre erano assai di moda i romanzi storici intorno all'assedio di Firenze, argomento già trattato nel 1836 dal Guerrazzi con YAssedio di Firenze, e poscia nel '41 dal D'Azeglio col Niccolò de9 Lapi. Infatti è chiaro che questo dramma fu composto sotto l'influenza dei ricordi storici suscitati da Firenze, forse anche con animo grato alla città nella quale egli ebbe la sua educazione e suo padre trascorse l'esilio e morì. La fonte del dramma è facile a rintracciare. Nella Storia Fiorentina del Varchi si racconta un episodio assai consimile.2)
If Op. cit., p. 340. Parole, se vogliamo un po' ingenue, che rispecchiano i desideri patriottici del Poerio, ma che in bocca a un fiorentino del cinquecento sono un anacronismo.
2) Benedetto Varchi narra:
Nel tempo ch'egli [il*Principe d'Orangia] soprastette a Montevarchi, a San Giovanni e a Fighine non è possibile a credere i danni che vi fecero di tutte le sorte, così i fanti, come i cavalli; conciossiacosaché i castellani quasi tutti, così i maschi, come le femmine, s'erano fuggiti a torme, con miserabili scomodi e disagi, chi alle montagne, chi per le selve e chi ad altre castella più remote, senz'aver avuto agio di sgomberare altro che alcuna parte delle robe più. sottili. Né voglio non raccontare un caso sopra il quale, come degno non meno di compassione, che di commendazione, furono fatti in quel tempo e da altri e da me diversi epigrammi; il quale fu che avendo alcuni soldati del colonnello del conte Piermaria di San Secondo, il quale alloggiava nell'Ancisa, scorrendo verso il monte, fatto, tra l'altre prede, prigiona (sic !) una fanciulla vergine bellissima di bassa mano, ma non già di basso cuore, mentre tenzionavano tra loro chi dovesse essere il primo a doverlasi amorosamente godere, ella di ciò contentissima mostrandosi, gli pregò che volessero indugiare a risolver cotal questione la sera nell'alloggiamento, e andandosene con esso loro con lieto viso, quando fu sopra mezzo il ponte dell'Ancisa, si gittò a un tratto a capo di sotto in Arno, e quante volte l'acqua la rispingeva in su a galla, tante ella mettendosi la mano al capo s'attuffava giù nel fondo, e cosi, innanzi che fussero a tempo a riaverla, affogò; degna certo di tanto lunga e felice vita, quanto ella misera e corta l'ebbe. Così passò il caso, se concio che allora sparse la fama, il costume della quale è accrescere sempre, così nel male, quanto nel bene tutto quello ch'ella o vero o falso rapporta. Ma perchè chi scrive le Storie non deve starsene semplicemente al detto del volgo,