Rassegna storica del Risorgimento

BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno <1935>   pagina <38>
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Alberto A. Gauci
I Beatrice è dura; il tiranno comincia a vedere rosso. Ma niente paura, signori miei, che è innamorato cotto:
Non parlarmi d'Ermanno, io già tei dissi: II nome suo m'accende in sen le furie Di gelosia.1}
E così perde i lumi e diventa bestia. Entra Collalto che gli narra come il popolo reclama la libertà di Beatrice. Pagana
medita, poi esclama:
Or dunque
Ciò, di cui godon tutti, a me si nega,
Mi si nega Vamore! E i cittadini
A me possente e in Padova signore,
Impediranno che io d'amor mi bei ?2*
Giungono Rolando ed Ermanno che fanno ognuno a sua volta un discorsetto, mentre Pagano, con la solita pazienza dei tiranni, li ascolta. Ermanno approfitta dell'occasione e pronunzia un sermone da lungo tempo preparato, ma che non ha nulla da fare con le circostanze presenti. Ma a Bea­trice, cieca d'amore, piacciono le parole dell'amante che già la chiama sposa. Rolando, invece, non più giovane, parla dei diritti e delle leggi. Seccatosi, e non senza ragione, il tiranna a un tratto prende seco la donzella e li pianta in asso. Come al solito essi partono brontolando.
Atto terzo: Una sala segreta in casa de' Dalesmanno con molti sedili. E notte: notte di mistero. Una lampada, appesa alla soffitta, rischiara sinistramente la sala. La congiura per la libertà di Padova e Beatrice è imminente. Rolando con Ddesmannino aspetta gli altri. Prima giunge Ermanno che porta seco Gualtiero, un popolano caro alla folla, poi Ram-
J) Op, ., p. 65. 2) Op. cit., p. 66.