Rassegna storica del Risorgimento

LEICHT MICHELE
anno <1935>   pagina <61>
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Memorie di Michele Leickt
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sebbene nella forma un po' rosea e idillica che si aveva sovente prima del '48. Michele ricordava sorridendo di aver sentito il conte dire in tono di gran mistero in un crocchio segreto in casa Rusconi: la luce viene doli9 Oriente /, parole che stavano in rapporto coi sogni di coloro che credevano di poter metter fuori l'Austria dall'Italia, offrendole com­pensi nei Balcani !
La figlia della contessa Rusconi, sposata nei conti Maldura di Padova mise invece Michele a contatto con una società molto diversa. I Maldura nei loro viaggi in Oriente, vi avevano conosciuto uno dei principali emigrati borbonici e questo li aveva messi in relazione col partito legittimista Francese. Gli emissari borbonici che tenevano la Corte del Re e della duchessa di Berry in relazione coi partigiani francesi, face­vano capo a casa Maldura. Colà Michele conobbe il conte di Blacas ed altri. Le buone relazioni fra lui e taluni di questi signori continuarono a lungo, e quando la duchessa di Berry si trovò a Venezia durante i primi tempi dopo la liberazione, nel 1848, a Michele che, come si dirà poi, era aiutante del comandante della Guardia Civica, fu dato l'in­carico di stare agli ordini della Duchessa, e poi più tardi ebbe da Daniele Manin la missione confidenziale di persua­derla ad andarsene perchè la sua presenza creava qualche imbarazzo al Governo.
Durante i quattro anni nei quali si trovò all'Università di Padova, Michele formò salde amicizie fra i suoi compagni e particolarmente con alcuni bravissimi dalmati: Petris e Mittis più tardi avvocati. Altri suoi amici furono Ferdinando Pitteri di Trieste ed i veneti Giovanni Lais, Federico Gabelli, Domenico Giuriati, Jacopo Silvestri, che in quel tempo fre­quentavano l'Università padovana. In quei crocchi si parlava molto dell'avvenire d'Italia e gli animi si accendevano contro gli oppressori. Così avvenne che nel giorno della rivoluzione, Michele si trovasse in prima fila.