Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
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1935
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pagina
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68
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Pier Silverio Litichi
Negli ultimi giorni della libertà veneziana, quando ormai anche la parte bellica era ridotta a pochi sforzi, Michele fu addetto aU'auditorato militare: raccontava che un giorno, andando all'ufficio ebbe la curiosa sorpresa di trovare Pedifìzio (prossimo alla stazione ferroviaria) completamente scoperchiato da una granata austriaca.
Poi venne il triste giorno della resa: nella quale allo strazio della perdita dell'indipendenza difesa con tanto sangue, si aggiunse per Michele il dolore di veder partire tanti patrioti pei quali, e specialmente per la famiglia Manin, egli nutriva un'affezione ed un rispetto filiale.
PERIODO 1849-1862
Caduta Venezia, sui Veneti tutti si stese un velo di tristezza: non uno spiraglio di luce, non un barlume di speranza. Sembrava che il dominio austriaco si fosse rassodato in modo che soltanto un miracolo l'avrebbe potuto scuotere. Assolto il proprio dovere verso la Patria, riprendevano l'impero i doveri verso la famiglia. Pietro Leicht era già innanzi coll'età (aveva 54 anni), la madre era sempre malferma e si poteva temere, che una volta o l'altra, il malore che l'aveva colpita potesse riprenderla. La sorellina aveva 12 anni e perciò i parenti facevano comprendere chiaramente a Michele che il primo suo obbligo era quello di farsi al più presto una posizione sicura. Doveva quindi, secondo il volere del padre, finire gli studi legali (faceva il 4 anno quando dovette, come si disse, fuggire da Padova il 9 febbraio 1848) e poi abbracciare la camera giudiziaria. Per lui questo fu un gran dolore; egli diceva sempre che il suo desiderio sarebbe stato quello di emigrare fin d'allora in Piemonte e di seguire la carriera militare: dovette però piegarsi, perchè in quel momento l'obbligo più impellente era quello verso la famiglia, né sarebbe