Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; VENEZIA
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1935
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Pier Silvano Leicht
e finalmente formulavano la relazione in base alla quale era spedita la sentenza. Essi erano i notai dell'udienza e quando in margine ad una relazione era scritta la loro sigla non veniva in capo ad alcuno di trovarci a ridire qualcosa. Il raccogliere i voti qualche volta appena adombrati e il formularli in brevi parole, era d'un'estrema difficoltà e per apprenderne la tecnica faceva d'uopo d'insistervi con perseverante diligenza, che era ricompensata da una crescente ed efficace cultura legale. Se adunque gli Ascoltanti intendevano a difendere la loro convinzione egli era perchè intendevano tutto quanto vi era di degno nel mandato a loro affidato, e quella serietà ed indipendenza che consegnavano nelle loro note di Consiglio, le mantenevano anche nei rapporti personali con questi loro superiori.
Però in quell'ambiente non tutto era così tranquillo né così deono, come questi primi cenni potrebbero far credere. V'entravano almeno di scruincio la politica, la gelosia di nazionalità e sopratutto le invidie di carriera. Egli stesso, in una pagina susseguente dei frammenti ne racconta qualcosa (p. 15).
Le revisioni dei processi di Mantova mi procurarono un punto nero dal Barone Heufler (Consigliere d'Appello), il quale aveva manifestato un voto di morte, mentre il rimanente Consiglio teneva per la conferma della sentenza pronunziata da quella Commissione speciale. I motivi espressi dal signor Barone erano così poveri che egli stesso ebbe paura dell'effetto che avrebbero potuto fare dinanzi al Senato viennese chiamato a dare l'ultimo voto sull'argomento, e per questo, uscendo dall'aula mi disse: prima di spedire quel processo... me lo farete tenere a casa . Accennai di aver inteso, ma siccome quel signore intendeva di sconfinare nei miei attributi, io fermai il proposito di ncondurlo senza rumori, ma anche senza rimedio alla convenienza ed alla legalità.
Stesi la mia nota marginale con tutta la diligenza e cura possibile la feci firmare dal Presidente e poi prima di spedire... l'affare, lo feci tenere al Barone il quale andò su tutte le furie, fece ogni genere di reclamo, tentò S. E., ma tutte le sue mosse non ebbero alcun effetto
poiché al di là dell'approvazione del presidente non v'era censura
che
tenesse.
In queste compiacenze dei protocollisti di consiglio talora si nascondeva un'insidia del votante che studiando più accuratamente la causa,