Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; VENEZIA
anno
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1935
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pagina
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77
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Memorie di Michele Leieht 77
come in mezzo ai rigori dell'inverno si alzasse talora da letto per confabulare con questi molto discutibili interlocutori. Questa sua particolarità non toglieva merito ai suoi lavori, i quali si ingemmavano d'una critica, la quale si sarebbe desiderata anche nelle sue divagazioni psicologiche.
Un altro consigliere si svaporava nella storia, nella poesia, nella letteratura e spiluzzicava colla stessa superficialità anche i suoi affari giudiziari, per cui c'era una battaglia continua coi suoi colleghi, i quali più seriamente adempivano ai loro doveri.
Un terzo consigliere godeva di un intuito giuridico singolarissimo, mancando però dell'attitudine dimostrativa, per modo che sovente il Tribunale d'Appello confermava le sue sentenze cambiandone da cima a fondo i motivi.
Il mio superiore immediato era un omiciattolo minuscolo, di mezzo tra l'autocrata e il sacrestano, il anale nascondeva le suscettività dei suo carattere sotto un'abituale untuosità da don Bartolo. Un giorno essendo egli presidente di un dibattimento domandava ad un contadino: il nome del padre... e la cadenza era siffattamente chiesastica, che quegli rispose mettendosi in ginocchio e nel imprendere a farsi la croce, nella stessa tonalità, rispondeva: in nome del Padre... e non potè procedere per lo scoppio di risa che associava l'interpellato all'interpellante. Un segretario del Tribunale pretendeva che ingiustamente l'avessero preferito, nella promozione, e si vendicava a sno modo passando le giornate a coprire dei fogli di carta colla sua firma parodiata in funzione presidenziale. Nella mia qualità d'ultimo arrivato avevo per scrivani assegnati i più intrattabili del personale di cancelleria e dovetti esercitare una pazienza delle più ortodosse.
La rettitudine e l'indipendenza del Presidente, rendeva facile ai suoi subordinati il mantenere le loro opinioni politiche di fronte alla condizione di magistrato. All'inizio dei frammenti Michele Leieht così scrive in proposito:
Un giorno, parecchi anni dopo il mio ingresso fra i magistrati, *) io esponeva a Ferdinando Coletti il divisamente d'abbandonare la Venezia, poiché mi sentiva tormentato da un' insidia continua, ed egli
*) Questo aneddoto si riferisce infatti al 1863-64 al tempo cioè in cui Michele era a Padova; lo riporto qui però perchè egli etesso affronta la questione a questo punto e servo per chiarirla.